Effetti droga e alcol sul cervello - Non sprecare
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Droga e alcol: a Roma hanno ucciso un ragazzo per vedere “che effetto fa”

La spiegazione di Serpelloni, ex capo del Dipartimento antidroga: "Alcol e cocaina, insieme, scatenano la violenza inconsapevole". E la sua denuncia: "Il governo non fa più prevenzione contro la droga".

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EFFETTI DROGA E ALCOL SUL CERVELLO –

La combinazione di alcol e cocaina ha un effetto devastante sulla parte del cervello, il lobo frontale, che controlla i nostri comportamenti. E scatena un’aggressività prolungata, della quale non c’è neanche consapevolezza….“: parte da questo elemento Giovanni Serpelloni, dal 2008 al 2014 responsabile del Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, per spiegare sul piano scientifico l’origine della tragedia avvenuta a Roma. Un ventenne massacrato, a martellate e coltellate, da due coetanei, dopo un festino a base di alcol e cocaina.

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  • Quindi quando uno dei responsabili del massacro afferma “”Non so perchè l’ho fatto”, sta dicendo la verità?

Sì, una triste e drammatica verità. Il suo lobo frontale del cervello si è spento al momento del delitto, e questo ovviamente spiega, ma non giustifica, il terribile delitto. Come l’aggravante del gruppo, che rende contagiosa la violenza. Immagini un cane che, in compagnia di una muta scatta all’attacco. A quel punto gli altri lo imitano, la stessa dinamica del festino.

  • In queste generazioni l’uso contemporaneo di alcol e droga è molto frequente. Perché? Una ricerca esponenziale del piacere?

La combinazione abbassa qualsiasi freno inibitorio, ci si sente invicibili. Dalle ricerche che facevamo con il Dipartimento, in collaborazione con il Cnr, sulle tracce di droghe nell’aria, scoprimmo che i picchi di consumo di cocaina  si registravano duranti le “notti bianche”. I ragazzi si trasformano, sotto il segno della violenza, e la notte diventa bianca davvero, nel doppio senso: per l’orario e per il fiume di coca che scorre.

  • Eppure i consumi di cocaina sono diminuiti.

E’ vero, come è diminuito il consumo di eroina. Sono i frutti di una politica di prevenzione, non repressiva, che potevamo fare, e che oggi è stata cancellata.

  • Come lo spiega?

Bella domanda. Io parto dai fatti….

  • E’ un effetto della nuova ondata di prese di posizione a favore della liberalizzazione delle droghe “leggere”?

Questo è un aspetto che riguarda l’opinione pubblica. Ci sono dei liberi pensatori in Italia, come in tutto il mondo, che sostengono la liberalizzazione della cannabis, definendola impropriamente una droga “leggera”, laddove la scienza dimostra che è pesantissima per i danni provocati dal suo consumo, e anche della cocaina, sulla base di due presupposti sbagliati.

  • Quali?

Il primo è che liberalizzando la droga si riesce a dare un colpo alle organizzazioni criminali che controllano il suo traffico. Una teoria suggestiva, ma mai dimostrata sul piano concreto e da analisi rigorose sul campo. Semmai mi domando: se liberalizziamo la droga, che facciamo con i medici o con gli autisti che la assumono regolarmente? Affidiamo loro le vite delle persone senza alcun freno?

  • E il secondo presupposto sbagliato?

Si chiama libero arbitrio. Il consumo di droga, lo ha detto bene a suo tempo Romano Prodi, non è un diritto. E laddove si ledono i diritti di altre persone, cessa il riconoscimento della nostra libertà. Ma in ogni caso, ripeto, qui siamo nel campo delle opinioni, e ognuno può dire quello che gli pare. A me spaventa il problema politico. . . .

  • Dica la verità, lei pensa che il governo abbia già scelto la strada della liberalizzazione?

Penso una cosa ancora più grave: il governo, per il momento, ha scelto di rinunciare a una politica di contrasto e di prevenzione alla droga. E lo sta facendo deliberatamente.

  • Francamente non riesco a cogliere l’eventuale vantaggio, il senso, di questa scelta.

La maggioranza, e in particolare il Pd, rispetto a questo problema ha lo stesso problema di spaccatura che si registra su altri temi etici ,come abbiamo visto a proposito delle unioni civili. Il popolo del Pd è diviso in due parti sulla liberalizzazione della droga, tra favorevoli e contrari. E il governo per il momento preferisce fare un passo indietro, lasciando campo libero all’azione del Dipartimento antidroga. La cui posizione, invece, è chiara.

  • Cioè favorevole alla liberalizzazione.

Parlano i fatti. Tutti i consulenti scelti per lavorare con il Dipartimento hanno lo stesso orientamento: sono tutti a favore della liberalizzazione e della depenalizzazione. Non esiste una voce di segno opposto. Poi ci sono segnali, molto concreti, ancora più gravi…

  • Vediamoli da vicino.

Le politiche di prevenzione contro l’uso delle droghe, qualsiasi droga, sono state azzerate. Non esistono: nelle strade, nelle scuole, nei posti di lavoro.

  • Come lo può dimostrare?

Guardi le statistiche sugli incidenti stradali, specie quelli mortali. Diminuiscono i casi che nascono dall’alcol, perché funzionano i controlli della polizia stradale, ma aumentano gli incidenti causati da guidatori drogati. Perchè i controlli non esistono. Eppure è pronto da tempo un progetto, con il coinvolgimento di sette università italiane, disposte a collaborare, con personale qualificato, per un piano straordinario di prevenzione antidroga sulle strade.

  • E il Dipartimento che cosa dice?

Silenzio tombale. Non ha neanche risposto, in modo ufficiale, alla lettera scritta dall’università di Firenze su questo tema. E allo stesso tempo ha tagliato l’intero settore della ricerca in questo campo, chiudendo i collegamenti con il sistema universitario, e lasciando senza lavoro decine di bravissimi ricercatori che stanno andando a lavorare all’estero. Una vera vergogna.

  • Ma ci sarà qualcuno che fa ancora ricerca sulle tossicodipendenze.

Il Dipartimento aveva fatto una scelta molto precisa, per evitare sprechi e clientele: i soldi andavano direttamente alle  università, agli istituti di ricerca, senza passaggi intermedi. Adesso invece il Dipartimento intende affidare questo ruolo a un’Agenzia che avrebbe la funzione di filtro. Un inutile doppione, un passaggio in più, che rende la procedura più opaca e meno efficace. Infatti sappiamo solo una cosa: al momento la ricerca antidroga, finanziata dal governo, è bloccata.

  • Lei ha capito l’obiettivo del Dipartimento?

Semplice: trascinare l’Italia sulla sponda della liberalizzazione della droga. Le sue riunioni sono diventate come gli incontri dei carbonari. Abbiamo avuto notizie di una riunione, convocata dal Dipartimento antidroga, la scorsa settimana, dove sono state chiamate a partecipare solo associazioni favorevoli alla liberalizzazione.

  • Di che cosa si parlava?

Ecco il punto. Il tema era importante: si tratta di definire la posizione italiana alla prossima conferenza mondiale dell’Onu per le politiche internazionali sulla lotta alla droga, che si terrà a Vienna tra un paio di settimane. E il Dipartimento intende fare in modo che l’Italia chieda la revisione delle convienzioni internazionali.

  • Una scelta rischiosa…

Una scelta rischiosissima, ma altrettanto lucida. Se cade, per esempio, la convenzione internazionale che vieta la coltivazione domestica della cannabis, lei capisce bene che si apre una diga per fare spazio alla liberalizzazione. E tenga conto che la Commissione europea si è già espressa, in vista della riunione di Vienna, con una posizione molto conservativa su tutti gli attuali accordi, e contraria alla liberalizzazione.

  • Mi scusi, ma il Dipartimento può prendere decisioni così delicate senza la copertura del capo del governo e del ministro competente?

E’ la stessa cosa che vorrei sapere io. Anche perché, in via gerarchica, il Dipartimento dipende da palazzo Chigi. Il premier Renzi e il ministro Lorenzin condividono questa linea politica sulla droga? Riflette le loro opinioni e ne hanno parlato con gli altri ministri e i partiti della maggioranza? Sono domande che, a questo punto, meritano una risposta. Almeno per fare chiarezza.

PER APPROFONDIRE: Droga libera, tutti i guai di una scelta sbagliata. Lo dice la scienza

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