Talking Hand, il laboratorio creativo di migranti e rifugiati

A Treviso un workshop davvero unico. Dove gli stranieri realizzano abiti, mobili e oggetti di design

Uova di Pasqua24
Fabrizio Urettini, 53 anni, trevigiano, ha alle spalle una lunga storia da art director e attivista sociale, con uno sguardo puntato in modo specifico sui temi dell’immigrazione. E con questo sguardo ha fondato, nel 2016,  Talking Hands – “Con le mani mi racconto”-  a Treviso, un laboratorio permanente di design e innovazione sociale, dove lavorano innanzitutto migranti e rifugiati.

In pratica funziona così:

  • Si lavora concretamente con le mani: moda, sartoria, ricamo, product design, lavorazione del legno e altre attività artigianali.
  • Il design viene usato come strumento di inclusione: i partecipanti trasformano le proprie esperienze, storie, origini e idee in oggetti e progetti.
  • Designer e artigiani collaborano con i partecipanti, creando un percorso che unisce formazione pratica e progettazione. I workshop possono quindi essere condotti insieme a professionisti esterni.
  • I prodotti realizzati possono essere venduti, creando anche opportunità di lavoro e sostenendo il progetto.
  • Il progetto comprende anche attività di italiano, orientamento legale e supporto sociale, oltre ai laboratori creativi.
All’inizio  del 2026, Talking Hands ha lanciato il progetto Pace Tinta di Blu (“Peace Will Speak”). Si tratta di una collaborazione artistica e tessile continuativa curata da Urettini insieme a Huang Bihong, custode della tradizione millenaria di tintura all’indaco Shufeng Qingdai in Cina. Il progetto sfrutta la tecnica della fermentazione naturale delle foglie di Malan per dare vita a manufatti unici.
Talking Hands ha anche una pagina Facebook dove aggiorna le sue attività, con oltre 6mila follower.
Foto tratta dal sito Talking Hands – Con le mani mi racconto

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