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Stuprata da due uomini mentre era ubriaca. Colpa sua, dice la Cassazione. Ma allora serve il Var delle violenze sessuali?

Un’incredibile sentenza della Corte di Cassazione consente a due uomini che hanno violentato una donna ubriaca di cavarsela alla grande. Niente aggravanti. La responsabilità è di lei, le sbronze si pagano a caro prezzo

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STUPRO SENZA AGGRAVANTE SE LA VITTIMA SI È UBRIACATA

VOLONTARIAMENTE

Vorrei avere di fronte, con calma e con un bicchiere di vino per ragionare in modo disteso, uno dei giudici della terza sezione penale della Cassazione che hanno deciso, con una sentenza a dir poco stravagante, una nuova tipologia di attenuante di fatto per lo stupro. Se la donna, questa la sintesi della sentenza dei giudici romani (numero 324662), ha bevuto di sua volontà, ed è stata violentata in condizioni di ubriachezza, ai responsabili non si possono applicare le aggravanti. E la donna violentata paga pegno per la sua bevuta.

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STUPRO SENZA AGGRAVANTE SE LA VITTIMA SI UBRIACA VOLONTARIAMENTE

La sentenza, come sempre nel caso dei giudici della Cassazione, parte da un caso molto concreto. Nel lontano 2011 (sono passati intanto sette anni, e nessuno ha pagato per uno stupro…), due cinquantenni, a Brescia, invitano una donna a cena. Mangiano, bevono del vino rosso, e alla fine del pranzo, la portano in camera di letto. Dove la donna viene violentata. Si apre il processo e si arriva in Corte di Appello, dove i due vengono condannati ad appena tre anni di reclusione (che significa: non faranno neanche un’ora in carcere), mentre il processo viene trasferito in Cassazione. Qui i giudici devono valutare l’esistenza o meno delle aggravanti: una decisione determinante per colpire davvero, e in modo significativo, i responsabili, in quanto modifica in modo sostanziale il reato e la relativa pena. Non a caso, il Codice penale prevede le aggravanti quando la violenza è stata imposta con «l’uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotici o stupefacenti»

I giudici non hanno dubbi: la donna era ubriaca, ma consenziente, e quindi è come se lo stupro non ci fosse stato. Ora, le domande che vorrei fare all’ipotetico giudice della Cassazione sono tre. La prima: In base a quale criterio di verità e di giustizia loro sono in grado di giudicare e di capire se la donna ha bevuto tanto vino, fino a ubriacarsi, di sua volontà, o piuttosto non è stata indotta a questo dai due stupratori? Ci vorrebbe una telecamera, un Var degli stupri, per capire se una donna, prima di essere violentata in un letto, ha bevuto tanto vino di sua volontà oppure è stata indotta a ubriacarsi da due mascalzoni che avevano un piano preciso in mente.

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PER LA CASSAZIONE NIENTE AGGRAVANTE SE LA VITTIMA È UBRIACA

Seconda domanda: visto che dopo la sbronza c’è stato lo stupro, i giudici della Cassazione, non hanno proprio preso in considerazione che siamo in presenza di un classico piano preordinato, di una regia che indebolisce la volontà e l’autodeterminazione di una donna, grazie all’alcol, per poi stuprarla? Infine, non vorrei dare giudizi sommari, ma credo che i giudici della Cassazione dovrebbero anche riflettere su un punto, che significa un pericoloso salto all’indietro della condizione della donna. Viviamo circondati dagli stupri. Le donne hanno pochissime armi di difesa, e spesso tacciono per non subire ulteriori violenze. In questo contesto, può avere senso stare a discutere, in punta di diritto, se una donna, poi violentata, abbia bevuto autonomamente o con qualche trucco dei commensali-stupratori? Tre dubbi e una sola certezza: con una sentenza simile, le probabilità per gli uomini violenti di cavarsela anche se colti in flagrante, aumentano. E di molto.

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