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Pubblicità volgare, come al solito sono le donne a fare da cavie. Con il maschio che le possiede

Le mani di lei sul seno nudo di lei. Lui, con sguardo assassino, che la lascia lei morata sul letto con la scritta «Elimina tutte le tracce». Gesù e Maria profanati. Come possiamo fermare il marketing offensivo?

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PUBBLICITÀ VOLGARI

Gesù e Maria sfigurati e tratteggiati in modo volgare. Le mani di un uomo che stringono, in segno di possesso, il seno nudo di una donna. Una monaca con sguardo perverso, spogliata per indossare un attillato blu jeans. Un uomo che siede all’angolo di un letto dove giace il corpo, nudo, di una donna violentata: con la scritta «Elimina tutte le tracce». Una coppia di giovani che fanno sesso sfacciato, con lei ovviamente inginocchiata di fronte a lui.

C’è un limite alla pubblicità volgare? C’è un confine che possiamo considerare non valicabile anche di fronte alla dittatura del mercato, del marketing, del consumo a tutti i costi? Devo dire che le provocazioni pubblicitarie, comprese quelle di un fotografo di talento come Oliviero Toscani, non mi hanno mai convinto. Un conto è la creatività e l’originalità del messaggio, altra cosa è scadere nel sessismo o nell’insulto solo per catturare attenzione. E vendere il prodotto in promozione.

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PUBBLICITÀ VOLGARI E OFFENSIVE

Questa pubblicità che non tiene in alcuna considerazione le sensibilità delle persone, che ancora una volta riduce la donna e il suo corpo a un oggetto nelle mani dell’uomo, che introduce ed espande un linguaggio violento e volgare, non ha attenuanti. Non è giustificabile. E l’unico modo per fermarla è l’arma che abbiamo come consumatori: fare sentire la voce della nostra protesta, per esempio attraverso i social, e boicottare la vendita dei prodotti promozionati con questi metodi.

Inutile dire che contro la pubblicità volgare abbiamo il solito Codice deontologico, scritto dall’Adci, il club dei creativi pubblicitari, già nel lontano 20111. Abbiamo Giurì e organismi vari di controllo. Tutta roba inutile.  L’unica cosa efficace per fermare la pubblicità offensiva è quella di colpire la tasca delle aziende, che hanno responsabilità enorme in quanto tocca a loro l’approvazione finale di qualsiasi campagna di foto e di video. A prodotti già degradati da queste finte provocazioni, basta rispondere con un virale “no, grazie”. E allora vedrete come la pubblicità tornerà a occuparsi di buone idee e di buon senso, e non di cattiva propaganda a favore della violenza e contro, come al solito, il corpo delle donne.

(In copertina, l’immagine della campagna pubblicitaria diffusa nel 2012 da un’azienda di abbigliamento, recentemente al centro dell’attenzione in seguito alla decisione della Corte Europea di Strasburgo di condannare la Lituania per aver multato l’azienda che si è servita di Gesù e Maria per pubblicizzare i propri capi. Secondo i giudici, la multa ha violato il diritto alla libertà d’espressione dell’azienda. Fonte immagine: Facebook)

LE DONNE SCONFITTE DALLA VIOLENZA DELL’UOMO:

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