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Slow city. Se New York rallenta

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Indietro tutta: la citta’ che non dorme mai ha scoperto che, in fondo, un pisolino qualche volta ci puo’ scappare. O quantomeno uno stop: una fermata in piu’ e una corsa in meno. New York volta pagina. La citta’ piu’ frenetica del mondo mette un freno.
Prendete il semaforo tra Broadway e 72esima, lassu’ nell’Upper West Side, la zona piu’ borghese e assortita della citta’, pochi isolati tra il Lincoln Center col Metropolitan dove sverna Riccardo Muti e quel gran bazar chiamato Fairway, il supermercato piu’ trafficato del mondo, dove trovi la Tilapia dell’Ecuador e l’olio di Martina Franca. Per i pedoni quella traversata era diventata un inferno: cinquanta metri in diagonale, tra la stazione della metropolitana inizio ‘900, finita anche tra i pupazzi del Muppets Show, e l’angolo che da una vita ospita Grey’s Papaya, gli hot dog piu’ buoni di New York. E chi ce la faceva piu’ ad attraversare in tempo?

Impossibile senza essere falciati dai taxi, ormai qui padroni del traffico (13 milioni di corse al mese) che davanti al giallo invece di fermarsi accelerano. Niente paura. Ora il semaforo della 72esima e’ tra i 400 incroci che il sindaco Michael Bloomberg ha strategicamente rallentato. E dura la bellezza di 29 secondi, quasi mezzo minuto, che per questa citta’ e’ un record, e comunque 4 secondi in piu’ di prima.

Oppure prendete l’ultima iniziativa che ha gia’ fatto storcere il naso alla congrega dei commercianti. Ricordate quando l’anno scorso la commissaria al traffico, Janette Sadik Khan, fini’ sui giornali di tutto il mondo per aver osato l’inosabile, e cioe’ pedonalizzare quel tempio di storia metropolitana chiamato Times Square? Beh, quest’anno la pasdaran ambientalista di New York raddoppia e ferma addirittura il cuore pulsante della citta’: la strada davanti a Grand Central Station, la lussuosissima Park Avenue che per tutto agosto ospitera’ tre piscine mobili disegnate dai fantasmagorici architetti di MacroSea. Una piscina nella Grande Mela: il ritmo urbano rallenta anche cosi’.

Cosa sta succedendo a New York? La citta’ frenetica benedetta da Walt Whitman – “Folla di uomini e donne… Avanza, citta’! Portaci le tue merci, portaci i tuoi show…” – la metropoli che proprio per questo ha sempre attratto orde di intraprendenti immigrati, ha fatto quello che ha sempre saputo fare benissimo: due conti. E la somma ha mostrato un volto inaspettato. Piu’ di mezzo secolo fa, in quegli anni Cinquanta che in tutto il mondo segnarono il Boom dopo la guerra, la proporzione tra bambini e anziani era di 2 a 1: due piccini per ogni vecchietto. Entro vent’anni, piccoli e nonni divideranno la stessa percentuale di popolazione: 15% ciascuno. Il 30% vuol dire un cittadino su tre. Con gli over 65 che nel 2030 saranno quasi il doppio di oggi: 1.35 milioni di persone. Una citta’ nella citta’ in questa metropoli che – escluso l’hinterland, con il quale la cifra va raddoppiata – conta oggi poco meno di 10 milioni di abitanti.

New York rallenta dunque per forza. E, ancora una volta, a decidere il nuovo corso e’ quella generazione che ha fatto la fortuna dell’ultimo quarto di secolo americano: i baby boomers ormai avviati sulla via della pensione, gli ex ragazzi – l’emblema nazionale e’ Bill Clinton – che a poco a poco si ritirano dalla vita attiva ma certamente non vogliono mica chiudersi in casa.