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Sigarette elettroniche: chi vuole uccidere l’alternativa al fumare catrame?

Nel lungo periodo permettono di non sprecare denaro, e nel breve di non sprecare salute, evitando di immettere nel corpo catrame e tutte le sostanze nocive contenute nelle "bionde" tradizionali: le sigarette elettroniche sono una soluzione meno dannosa per il nostro organismo, eppure c'è chi tenta in tutti i modi di tagliar loro le gambe.

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Sigarette elettroniche – Sboom o normalizzazione del mercato? Fine di una storia o inizio di un nuovo ciclo? La sigaretta elettronica, con l’intera filiera industriale e commerciale che rappresenta, è entrata in una sorta di zona grigia, di limbo, dal quale rischia di uscire con la sua cancellazione, e con un grande spreco per quanti vogliono uscire dalla dipendenza dal tabacco e per il sistema Paese. Partiamo dai numeri: dal marzo dell’anno scorso, quando il fenomeno aveva toccato le sue punte di massima diffusione, i negozi specializzati nella vendita di sigarette elettroniche ed accessori sono più che dimezzati. Erano quasi 5mila, adesso non arrivano a 2mila. E’ vero che intanto le sigarette elettroniche si vendono anche in cartoleria e nelle edicole, e tuttora il mercato nazionale di questo prodotto vale circa 300 milioni di euro, ma il crollo è evidente. Saracinesche chiuse, licenziamenti, investimenti senza ritorno, compresi quelle di alcuni commercianti che hanno tentato di riconvertirsi da settori maturi, pensiamo all’abbigliamento, scommettendo sulla novità della sigaretta elettronica.

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SIGARETTE ELETTRONICHE PREZZI. Come si spiega la caduta verticale di quella che sembrava una delle più promettenti innovazioni a cavallo tra ricerca, salutismo, industria e commercio? Innanzitutto si è sgonfiato, o ridimensionato, l’effetto-moda, laddove il fumo e la dipendenza che crea si reggono proprio su abitudini, anche le più minute, pensate al rito della sequenza sigaretta-caffè, radicate e longeve. In secondo luogo se un pacchetto di sigarette si acquista in circa venti secondi, una confezione di sigarette elettroniche non si piazza al cliente prima di dieci minuti. Servono spiegazioni, chiarimenti, risposte a mille domande, a partire dalla reale efficacia dell’articolo come alternativa concreta e quotidiana al tabagismo. Ma la vera stangata alla sigaretta elettronica non è arrivata né dalle leggi dell’economia né da quelle della medicina e della psicologia: a tagliare le gambe a un settore dove ormai sono stati creati tra i 5mila e i 6mila posti di lavoro, ci ha pensato il solito Stato. Nella sua doppia veste di esoso esattore e di ostinato agente della complicazione, misto di burocrazia spenta e di lobby attivissime.

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SIGARETTE ELETTRONICHE E LOBBY DEI TABACCAI. Così nell’agosto scorso il governo Letta decide di colpire le sigarette elettroniche con una tassazione superiore al 50 per cento rispetto al prezzo di vendita al pubblico, puntando, visto il boom del fenomeno, a raccogliere 100 milioni di euro, soldi preziosi in tempi di vacche magrissime per le casse dello Stato. La stangata che rischia di mettere fuori mercato, di fatto, la sigaretta elettronica, non dispiace alla potente lobby dei tabaccai (53mila iscritti) e serve anche, diciamolo, a non comprimere eccessivamente i consumi di sigarette nel nostro Paese visto che valgono 12 miliardi euro di tributi incassati. “In pratica avevano deciso di farci fuori, come dimostra il fatto che dal giorno in cui è stata decisa la nuova tassazione nessuno si è sognato di aprire un nuovo punto vendita di sigarette elettroniche” commenta Umberto Raccatti, vice presidente nazionale dell’associazione che raccoglie le principali aziende del settore. Giusta o sbagliata che sia questa lettura così radicale, fatto sta che il calcoli del governo si sono dimostrati rapidamente sballati. Sotto tutti i punti di vista. E’ bastato infilare, a colpi di ricorsi e di profumate parcelle ad esperti avvocati, la pratica della nuova tassazione delle sigarette elettroniche nella pista di Tar, Consiglio di Stato, Avvocatura dello Stato, con una prossima puntata prevista presso la Corte Costituzionale, ed a dare ragione alle aziende che producono e commercializzano le sigarette elettroniche ci hanno pensato i giudici (Tar del Lazio).

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SIGARETTE ELETTRONICHE: LO SPRECO DI TEMPO E DENARO. Tutto congelato. Con il risultato che il governo non ha incassato un euro dei 100 milioni previsti, e intanto l’intera filiera è piombata nella zona a rischio. Adesso, sempre secondo i riti italiani, siamo passati dalle decisioni improvvisate, con numeri improbabili, alla concertazione: dunque si è aperto un tavolo con le varie categorie e i rappresentanti del Ministero dell’Economia per trovare un accordo sulla tassazione delle sigarette elettroniche. Già, perché delle tasse, a parte quelle che sono versate per la normale attività di impresa, dovranno essere pagate sulle sigarette elettroniche, ma forse basterebbe il buon senso per trovare un punto di equilibrio tra un numero che ammazza il settore e un numero che consente di andare avanti secondo le leggi del mercato.

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SIGARETTE ELETTRONICHE SALUTE. E l’effetto salute? In questo ambito gli attori dell’industria della sigaretta elettronica hanno potuto mettere molte frecce nel loro arco. Da tempo in Italia ci sono grandi luminari della lotta contro il cancro, come Umberto Veronesi, che sostengono l’utilità della sigaretta elettronica per combattere il tabagismo (30 milioni di morti nel mondo), e pochi giorni fa un gruppo di scienziati di tutto il mondo ha scritto una lettera ai vertici dell’Organizzazione mondiale della Sanità per chiedere sostegno alla diffusione del nuovo prodotto. Piuttosto, tra tante norme e tante sentenze, in Italia ne manca una semplicissima in materia di salute e di sicurezza: due righe che impongano di specificare le caratteristiche dei liquidi per la ricarica della sigaretta elettronica. Un prodotto la cui tossicità, per quanto trascurabile, comunque esiste. Nulla, e questo ormai è condiviso a larghissima maggioranza dalla comunità scientifica internazionale, rispetto al fumo tradizionale nelle sue varie declinazioni. E se la scienza ha messo un primo punto fermo sulla delicata questione, per il resto in attesa delle nuove decisioni del nuovo governo Renzi subentrato a quello di Letta, Raccatti continua a crescere con il suo piccolo impero del fumo elettronico. I suoi 380 negozi, con il marchio Puff, sono ormai in 14 paesi del mondo e la prossima settimana se ne aprirà anche uno in Cina. Dove non bisogna aspettare una sentenza del Tar e un tavolo di concertazione per capire se, quando e dove si può investire e magari contribuire al miglioramento della salute dei cittadini.