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Sei malato di shopping? Ti puoi curare nelle Asl

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Dal 2008 anche in Italia si parla di nuove dipendenze. E mentre quelle dall’uso dei social network prendono sempre più piede, l’intossicazione da shopping compulsivo è ormai una realtà consolidata. Parte dall’abbigliamento, ma si è ormai diffusa anche all’acquisto di device touch screen e apparecchiature tecnologiche. Niente di nuovo, insomma. A parte il fatto che oggi questa malattia può essere curata nei Sert delle Asl, come spiega questo articolo pubblicato su “Il Venerdì” di Repubblica a firma di Laura Montanari ed Ernesto Ferrara.

AL SERT PER TROPPO SHOPPING. Comprano raffiche di scarpe in una mattinata. Gonfiano gli armadi di vestiti che non metteranno mai. Oppure accumulano quantità impressionanti di oggetti tutti uguali, giocattoli per i figli, telefoni cellulari. Senza farsi domande, fino a gettar via gran parte dello stipendio, fino a indebitarsi di rate o a chiedere prestiti agli amici. Intossicati dallo shopping, ai limiti dell’ossessione. È questa una delle ultime dipendenze che approda agli sportelli dei Sert, i servizi delle Asl che fino a pochi anni fa si occupavano solo di tossicodipendenze e ora si vedono arrivare addicted di nuova generazione: malati di shopping compulsivo, ostaggi di tecnodipendenze varie coltivate in rete tramite smartphone o social network, del sesso virtuale e del trading online.

ACQUISTI ONLINE E GIOCO D’AZZARDO. Esplode anche la sindrome del gioco d’azzardo, contro cui ora il dipartimento nazionale antidroga guidato da Giovanni Serpelloni vuole istituire un fondo nazionale, finanziato coi proventi dei monopoli di Stato, per curare i soggetti patologici. I Sert sono le porte per guardare da vicino le nuove dipendenze, e a Genova sta per aprire un servizio specifico per le vittime dell’acquisto compulsivo: "Di recente si è presentata una coppia, marito e moglie, professionisti" raccontano gli specialisti del centro "lei acquistava di tutto con voracità, soprattutto vestiti che dimenticava e ritrovava mesi dopo nell’armadio". "Mi sono capitati diversi casi di shopping compulsivo anche online" spiega Stefano Pallanti dell’Università di Firenze, "la Rete amplifica questa mania perché riduce i tempi dell’acquisto e sfrutta l’anonimato. Ho avuto pazienti che acquistavano oggetti uguali in enormi quantità: uno comprava solo tappeti alle aste tv".

LA CURA? IN GRUPPO. Il fenomeno in Italia è in crescita: a Milano, Torino, Bologna, Lucca, Forlì, Tivoli, Catania. "Curiamo una donna che ha la mania degli articoli per la casa. Macchinette per fare il caffè, tovaglie, tazze: non è una casalinga ma ne compra quantità enormi, ogni volta che può, non accetta il fatto di poter rimanere con 20 euro in tasca" racconta Rosanna Scopetani, psicologa del Sert 3 di Firenze. Ma come si cura lo shopping compulsivo? In genere in gruppo perché il gruppo non ti fa sentire né solo né diverso, è fatto di gente con i tuoi stessi problemi, che non giudica. "Le nuove dipendenze sono una galassia" spiega Paolo Jarre della Asl 3 di Torino "noi abbiamo servizi su due aree: una per gioco d’azzardo, acquisti compulsivi e tecnodipendenze, l’altra per i cosiddetti appetiti innati, le dipendenze affettive (da un genitore, da un uomo, una donna, dai figli), quelle per il sesso e per il cibo".

NON SOLO DROGA. Dipendenze senza una sostanza chimica, deviazioni comportamentali che scivolano nella patologia. "Una nostra paziente ventenne acquistava montagne di vestiti e spendeva migliaia di euro in centri benessere per non apparire "normale" come i suoi genitori", raccontano al Siipac, società di intervento sulle dipendenze compulsive, a Bolzano. Secondo le loro stime il 3 per cento degli italiani soffre di disturbi da acquisto, il 5 per cento di problemi legati a un’eccessiva permanenza in Rete, il 6 per cento di dipendenza dal sesso. (Laura Montanari ed Ernesto Ferrara – Il Venerdì di Repubblica)