Se il mondo rinuncia all' arte di ricordare | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Se il mondo rinuncia all’ arte di ricordare

di Posted on
Condivisioni

FEDERICO RAMPINI

 

UN TERZO degli inglesi sotto i 30 anni non sa dire qual è il proprio telefono di casa senza consultare l’ agendina del cellulare. Ormai solo un’ infima minoranza di americani sa più di cinque numeri telefonici a memoria. Che bisogno c’ è? Abbiamo dato in "outsourcing" una delle facoltà mentali più antiche e preziose dell’ umanità: immagazzinare conoscenze, depositarle nella nostra materia grigia, per tirarle fuori quando servono. Oggi per questa funzione esistono i computer, i motori di ricerca, le agendine digitali dei telefonini, gli iPad. Due terzi degli studenti americani non sanno la data della Guerra Civile che diede forma agli Stati Uniti attuali, un quinto di loro non ha la più pallida idea di chi fossero i nemici nella seconda guerra mondiale. Non è la crassa ignoranza del tipo tradizionale, questa è una sorta di perversa efficienza: perché faticare a memorizzare date, nomi, quando basta interrogare Wikipedia o Google per tirar fuori quel che serve in poche frazioni di secondo? 

 Un terzo degli inglesi sotto i 30 anni non sa dire qual è il proprio telefono di casa senza consultare l’ agendina del cellulare. Pur avendo superato la trentina da due decadi, confesso di essere affetto dalla stessa sindrome. Qui negli Stati Uniti sono nella norma: ormai solo un’ infima minoranza di americani sa più di cinque numeri telefonici a memoria. Che bisogno c’ è? Abbiamo dato in "outsourcing" una delle facoltà mentali più antiche e preziose dell’ umanità: immagazzinare conoscenze, depositarle nella nostra materia grigia, per tirarle fuori quando servono. Oggi per questa funzione esistono i computer, i motori di ricerca, le agendine digitali dei telefonini, gli iPad. Due terzi degli studenti americani non sanno la data della Guerra Civile che diede forma agli Stati Uniti attuali, un quinto di loro non ha la più pallida idea di chi fosseroi nemici nella seconda guerra mondiale. Nonè la crassa ignoranza del tipo tradizionale, questa è una sorta di perversa efficienza: perché faticare a memorizzare date, nomi, quando basta interrogare Wikipedia o Google per tirar fuori quel che serve in poche frazioni di secondo? Perché sforzarsi di ricordare l’ itinerario descritto su una mappa stradale se c’ è il Gps che ti esonera dalla ginnastica mentale? Perfino la tabellina del sette diventa superflua, col calcolatore elettronico a portata di polpastrelli su qualsiasi cellulare. Ma non sappiamo quali conseguenze può avere questa perdita collettiva della memoria. Per millenni l’ umanità è vissuta affidando tutto ciò che aveva di più prezioso alla banca-dati del proprio cervello: nelle caverne non avevamo altro modo per tramandare di generazione in generazione la tecnica del fuocoo degli utensili; "Iliade" e "Odissea" non sarebbero giunte fino a noi senza la tradizione orale. Cosa succederà quando avremo consegnato definitivamente questa facoltà ai nostri gadget cellulari? A lanciare l’ allarme sulla distruzione collettiva della memoriaè un personaggio singolare, lo studioso di scienze Joshua Foer: "ex-distratto", che per una sfida con se stesso divenne nel 2006 il campione nazionale americano nel "campionato della memoria". Lo fa c o n u n s a g g i o i n t i t o l a t o "Moonwalking with Einstein" (un gioco di parole sul "passeggiare sulla luna con Einstein", ma moonwalk è anche un passo di danza reso celebre di Michael Jackson). Sottotitolo, "l’ arte e la scienza del ricordare tutto". Foer appartiene a una famiglia di talenti intellettuali: suo fratello Franklin era il direttore della rivista The New Republic, l’ altro fratello Safran è il romanziere di "Tutto è illuminato". Ma per Joshua Foerè facile dimostrare che la memoria non ha niente a che vedere con l’ intelligenza. Un celebre esempio: Kim Peek, il prodigioso memorizzatore immortalato da Dustin Hoffman nel film "Rain Man", soffriva di autismo, aveva una menomazione cerebrale, e un quoziente d’ intelligenza bassissimo (87 punti), tutto ciò non gli impediva di recitare a occhi chiusi l’ opera omnia di Shakespeare. Né sono per forza dei potenziali premi Nobel i tassisti di Londra che prima del Gps conoscevano a menadito la mappa stradale della più intricata metropoli del pianeta. Se siete in grado di leggere questo articolo, è dimostrato che il vostro cervello può memorizzare in cinque minuti 96 eventi storici,o l’ equivalente di 50.000 caratteri digitali. Nell’ anticipare il saggiodenuncia di Foer, il Washington Post ricorda un’ epoca ancora recente in cui l’ americano medio "sapeva recitare d’ un fiato i nomi dei 44 presidenti e le capitali dei 50 Stati Usa", o intere poesie di Yeats o Whitman. Come sanno i campioni di scacchi, la memoria non è molto diversa da un muscolo, che va tenuto in allenamento costante per dare un buon rendimento. Avendo perso ogni incentivo a usare questo muscolo, per Foer noi ci stiamo sottoponendo all’ equivalente di un "contro-allenamento olimpico: come atleti che vengono obbligati all’ immobilità su un divano,a fumar sigarette, scolarsi dieci lattine di birra al giorno stando incollati davanti a un televisore". Ci sottoponiamo all’ obliterazione sistematica di una capacità mentale essenziale. Stiamo consegnando il "muscolo" ai circuiti elettronici integrati, senza preoccuparci delle conseguenze che questo potrà avere su noi stessi. Curiosamente, in un’ èra di ossessione per la forma fisica, con il boom delle palestrefitness, la moda mondiale del jogging o dello yoga, l’ atrofizzazione del muscolo cerebrale è l’ unica che sembra lasciarci del tutto indifferenti. Foer fa del suo meglio per convincerci della superiorità della memoria umana, rispetto a tutti i surrogati elettronici. Per quanto sia sofisticato l’ algoritmo di Google che esplora Internet alla ricerca dei contenuti che gli abbiamo richiesto con una parola-chiave, la nostra memoria personale resta "di gran lunga il più efficace sistema mai inventato per recuperare secondo un’ importanza gerarchica notizie e dati che erano stati accumulati e sedimentati in modo casuale". Certo siamo tutti soggetti a "buchi di memoria", a volte vere e proprie amnesìe, e le agendine elettroniche ci evitano figuracce imbarazzanti (appuntamenti mancati, anniversari senza auguri, scadenze di lavoro ignorate). In compenso però siamo dotati di una selettività molto efficiente, rispetto alla massa di informazioni eccessive che Google o altri motori di ricerca ci sfornano dietro richiesta. E per forza: per la maggior parte della storia umana, la memoria è stata l’ unica protezione per le conoscenze, quindi l’ abbiamo esercitata bene. Oggi invece i cultori della memoria sono ridotti nelle catacombe, sembrano gli adepti di sette esoteriche. Nella sua esplorazione personale sul declino della memoria umana, Foer va alla ricerca di questi "sopravvissuti". La sua stessa esperienza personale nel campionato della memoria (che vinse imparando mentalmente una sequenza di 52 carte in un minuto e 40 secondi), lo portò a contatto con una strana umanità, popolata di personaggi ai margini della società. Il mondo degli "atleti mentali" è pieno di "disoccupati, eccentrici, superstiziosi", gelosi delle proprie tecniche semisegrete: quella di Foer consiste nell’ agganciare le cose che deve ricordare a dei supporti visivi, per esempio si costruisce nella mente l’ immagine di un palazzo, sulle cui pareti immaginarie appende elenchi di dati. (Questa idea l’ avevo già letta in un romanzo, ma non ricordo più quale). Una serie di cifre, per non dimenticarla lui la collega all’ immagine del "moonwalk" con Albert Einstein. Più le immagini sono vivaci e impressionanti, più diventa facile usarle come custodie dei ricordi. In francese apprendere a memoria si dice "imparare col cuore", un riferimento al potere emotivo che attiva questa facoltà mentale. Ciascuno di noi, che abbia subìto questa regressione (da un’ infanzia in cui sui banchi di scuola s’ imparava molto a memoria alla smemoratezza presente), dovrebbe rifare una delle operazioni di Foer: andare alla riscoperta di quei metodi che funzionavano perfettamente per la tabellina del sette e le poesie di Leopardi. Foer non vuole dare un segno politico alla sua denuncia. Ma è chiaro che nel tradimento della memoria oltre alla rivoluzione delle tecnologie digitali pesa una pedagogìa anti-autoritaria, che ha ripudiato certi metodi d’ insegnamento in nome della creatività. "Passeggiare sulla luna con Einstein" tocca un tasto dolente anche perché esce in un’ America angosciata dal disastro delle proprie scuole, che s’ interroga sulle superiori performance scolastiche nei paesi asiatici: dove, guarda caso, l’ apprendimento a memoria resta dominante. "Una lezione indimenticabile", chiosa amaramente il Washington Post.