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“RiutilizziAMO”, il Wwf per il recupero del territorio

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Vogliamo segnalarvi un’iniziativa del Wwf per recuperare, riqualificare e Non Sprecare il suolo sul quale viviamo. Come riferisce greenreport.it, il Wwf in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, e a quindici giorni dall’inizio della Conferenza Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile "Rio+20", lancia la campagna "RiutilizziAMO l’Italia" per innescare un movimento culturale e sociale in grado di avviare il più grande progetto di recupero e riqualificazione del territorio italiano.

I cittadini potranno interagire direttamente segnalando on line le aree dismesse o degradate e proponendo come riconvertirle, in una sorta di "riuso ambientale e sociale" che permetterebbe di evitare un ulteriore consumo di suolo (in Italia negli ultimi 50 anni sono stati persi 33 ettari al giorno di territorio naturale), di perdita di biodiversità, di risorse naturali, di spazi per la collettività e l’economia locale. L’idea progettuale del Wwf è supportata da una rete di docenti universitari ed esperti di urbanistica e tematiche relative al consumo del suolo che, insieme agli studenti, accoglieranno le segnalazioni di cittadini e "addetti ai lavori" (architetti, urbanisti, ingegneri, designers, geologi,ecc.) pervenute attraverso il sito wwf.it/riutilizziamolitalia, dove fino al 31 ottobre sarà possibile compilare l’apposita Scheda di segnalazione con tanto di foto dell’area da "reinventare". Il primo nucleo della Rete, che sarà ampliata nel tempo, vede la collaborazione, tra gli altri, di: Paolo Berdini (urbanista, Roma), Francesca Calace (Politecnico di Bari), Alessandro dal Piaz (Università di Napoli), Andrea Filpa (Università Roma Tre), Guido Montanari (Politecnico di Torino), Bernardino Romano (Università de’ L’Aquila), Costanza Pratesi (architetto, Milano), Maria Cistina Treu (Politecnico di Milano), Maria Rosa Vittadini (IUAV di Venezia), Alberto Ziparo (Università di Firenze).

«Con "Riutilizziamo l’Italia" il Wwf vuole avviare il più grande processo di recupero del territorio italiano dopo quello che ha interessato nel Dopoguerra i centri storici – ha dichiarato Adriano Paolella, direttore generale del Wwf Italia e docente di Tecnologia dell’Architettura presso l’Università degli Studi di Reggio Calabria – Un’azione di grande valenza ambientale, sociale ed economica attraverso la quale creare nuovi posti di lavoro, riqualificare l’ambiente e il paesaggio. Un percorso partecipato che si rivolge alla comunità, agli individui e ai tecnici a cui il Wwf con ‘Riutilizziamo l’Italia’ chiede di inviare ipotesi, idee e progetti».

L’associazione ambientalista con questa campagna intende anche evidenziare le esperienze virtuose di recupero del territorio già realizzate o in corso di realizzazione. Nove casi virtuosi di aree riutilizzate in 7 regioni diverse (Lombardia,Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania), e restituite ad ambiente e comunità locali. In Toscana, è stata recuperata e sottratta al degrado e all’avanzata dello sviluppo urbano, un’area pianeggiante nei pressi di Firenze dove ora sorge l’Oasi Wwf Stagni di Focognano, habitat di numerose specie e laboratorio di ricerca per molti studiosi. Secondo le stime del dossier "Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare"(2012), curato dal Wwf insieme al Fai, nei prossimi 20 anni il nostro territorio scomparirà al ritmo di 75 ettari al giorno, consegnando all’asfalto e al cemento una superficie complessiva di 600mila ettari ricoperta da aree urbanizzate.

Ma il consumo e le alterazioni del suolo, non sono solo un problema italiano: si tratta di una delle cause principali di perdita della biodiversità sul Pianeta: oggi la maggioranza delle terre emerse è interessata da aree agricole e urbanizzate, meno del 20% si trova in uno stato seminaturale e solo ¼ può essere considerato ancora in uno stato di naturalità. Per questo è necessaria la partecipazione delle comunità locali che possano riappropriarsi del proprio territorio, ricostruire lo spazio in cui vivono, con iniziative dal basso «per far sì che le aree dismesse o degradate non siano più un "vuoto a perdere"», hanno concluso dal Wwf.