Antenne e ripetitori camuffati da alberi: il greenwashing visivo

Un'idea spacciata per ecologica che in realtà significa solo nuova plastica e nuove microplastiche rilasciate nell'ambiente. In Italia questi impianti finiscono in tribunale per le proteste dei cittadini.

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Negli Stati Uniti sono conosciute come monopine, monopalm, stealth towers o camouflaged cell towers. La pratica è nata proprio lì: il primo esempio di “tree tower” viene fatto risalire al 1992 in Colorado, quando una controversia sul forte impatto visivo di un’antenna portò alla realizzazione di un traliccio camuffato da pino. Da quel momento negli USA si è sviluppata una vera industria specializzata nel stealth telecom, mentre in Europa la soluzione più comune per ridurre l’impatto visivo sembra essere integrare le antenne negli edifici, nei lampioni, nei campanili, nei tetti o in strutture già esistenti, anziché costruire un grande “albero” artificiale.
Le strutture mimetiche possono usare resine, plastiche, fibra di vetro e altri materiali compositi.  E una cosa è certa: non rappresentano una soluzione ecologica e sostenibile, ma un classico caso di greenwashing visivo. 
Per evidenti motivi:
  • Produzione: plastiche e resine derivano spesso da materie prime fossili e la loro produzione ha un’impronta di CO₂.
  • Con il sole e con la pioggia questi materiali possono rilasciare nell’ambiente le micidiali microplastiche.
  • Fine vita: i compositi, soprattutto quelli con fibra di vetro e resine termoindurenti, possono essere difficili da riciclare.
  • Durabilità: devono resistere a UV, pioggia, vento e sbalzi termici; quando si deteriorano, la gestione del materiale diventa un problema.
  • L’impatto ambientale per la produzione e il trasporto dei finti rami inquina decisamente di più rispetto a un traliccio normale.
  • Illusione ecologica: l’aspetto verde crea un classico caso di greenwashing: si riduce l’impatto visivo, ma non necessariamente quello materiale o climatico.
  • In realtà l’effetto visivo diventa grottesco: al danno ecologico si unisce quello paesaggistico.  
  • Manutenzione e sostituzione: se il rivestimento viene sostituito periodicamente, bisogna considerare anche quei materiali nel bilancio ambientale.
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Immagine tratta dal sito dell’artista Işık Kaya

In Italia questa tecnologia finto-sostenibile si è diffusa specialmente nelle regioni del Nord, come la Lombardia e il Piemonte,ma è sempre stata molto criticata dalle associazioni ambientaliste.  Un caso molto evidente è quello di Lierna, sul Lago di Como (Lecco). Nel novembre 2024 è stato installato un ripetitore 5G alto circa 30 piani, descritto come un “albero” e divenuto oggetto di una controversia per l’impatto paesaggistico. La vicenda è arrivata anche in Parlamento attraverso un’ interrogazione presentata in Senato. Ma la vicenda ha avuto un’importante svolta  il 20 marzo 2026: alcuni residenti  che avevano presentato ricorso al TAR Lombardia, hanno visto accolte le loro richieste, e il Tribunale ha annullato il provvedimento autorizzativo che aveva consentito la posa dell’antenna.

Fonte immagine di copertina: Prima Lecco

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