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Reddito minimo garantito, ecco una proposta concreta e possibile

Seicento euro al mese e tagli ad alcuni ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione in deroga, fonti di vero assistenzialismo. I numeri del professore Fumagalli.

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REDDITO MINIMO GARANTITO –

Torniamo sul tema della possibilità di introdurre anche in Italia, come già avvenuto in diversi paesi europei, il reddito minimo garantito a sostegno delle famiglie più povere. E non la solita mancia, come l’ultima idea del governo Renzi di dare 320 euro al mese a circa un milione di famiglie.

REDDITO MINIMO GARANTITO FUMAGALLI –

La proposta più concreta e attuabile arriva dagli studi, fatti con molta precisione, da Andrea Fumagalli, uno degli economisti italiani che ha esaminato più a fondo il problema, docente all’università di Pavia e membro dell’associazione Bin-Italia.

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REDDITO MINIMO GARANTITO: COS’È –

Il progetto di Fumagalli parte da un presupposto: il reddito minimo garantito va finanziato tagliando, questi sì autentici sprechi e forme di assistenza, tutti i sussidi degli attuali ammortizzatori sociali, spesso fonte di clientele e di corruzione, come per esempio la cassa integrazione in deroga.

REDDITO MINIMO GARANTITO: I COSTI –

Fumagalli ha calcolato quanto costerebbe introdurre un reddito minimo di 600 euro al mese (il doppio di quanto stanziato dal governo a un ristretto nucleo di famiglie): 20,7 miliardi di euro, ai quali però bisogna sottrarre i 14,5 miliardi per la sforbiciata ai sussidi. Dunque servono 6,2 miliardi, una spesa che non è proprio insostenibile.

Una spesa, per intenderci, inferiore ai 10 miliardi stanziati ogni anno per confermare il bonus di 80 euro. E un costo che andrebbe nella direzione giusta di contrastare in modo efficace la dilagante povertà.

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