I pesci migratori di acqua dolce non riescono più a spostarsi

Risultato: le popolazioni sono crollate dell'80 per cento rispetto a mezzo secolo fa.

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Anche i pesci migratori di acqua dolce, e alcune specie in particolare, sono entrati nella zona a rischio sopravvivenza. Non riescono più a spostarsi per la distruzione dei loro habitat naturali.
 
Secondo un Rapporto del 2026 della Convenzione sulle specie migratorie delle Nazioni Unite le cause di questa paralisi sono riconducibili a quattro fattori principali. Il primo riguarda la pesca eccessiva, che ormai si è estesa dal mare anche alle zone di acqua dolce. Se i pesci vengono pescati prima, e in quantità eccessive, va in tilt l’intero sistema migratorio: i pesci che arrivano a destinazione diminuiscono in modo incontrollato, e viene a mancare il numero necessario e sufficiente per una solida riproduzione della specie.
 
 Il secondo è la costruzione di dighe, centrali idroelettriche, sbarramenti, e infrastrutture lungo i fiumi che alterano l’equilibrio degli habitat. I pesci di acqua dolce, come lo storione e l’anguilla europea, devono risalire e poi scendere i fiumi per completare il loro ciclo vitale e deporre le uova. La presenza di ostacoli insormontabili lungo il loro percorso, rende impraticabile la migrazione. 
 
Il terzo fattore è la crisi climatica, che ha reso anche le acque dolci troppo calde per queste specie di pesci. In particolare, l’aumento eccessivo delle temperature altera i segnali che guidano le migrazioni dei pesci d’acqua dolce, privi così di qualsiasi segnale di orientamento, e allo stesso tempo cambiano i flussi dei fiumi, disorientando i pesci. 
L’inquinamento, la quarta causa che blocca le migrazioni, disorienta i pesci d’acqua dolce durante i loro spostamenti. Sono infatti abituati a utilizzare l’olfatto come bussola per muoversi in gruppo, grazie al quale riconoscono il fiume dove devono muoversi e il luogo da raggiungere come approdo finale per riprodursi. Ma le sostanze inquinanti, dai pesticidi ai minerali inquinanti, alternano e danneggiano in modo irreversibile l’olfatto: i pesci si perdono o non riescono a completare il viaggio. 
Il risultato è che, rispetto agli anni Settanta, le popolazioni dei pesci migratori di acqua dolce sono crollate dell’81 cento, e alcune specie sono decisamente a rischio. Tra queste ci sono:
  • lo storione
  • l’anguilla europea
  • i salmoni e le trote migratrici
  • i pesci gatto giganti
  • la lampreda marina
  • l’alosa (un tipo particolare di aringa).
Queste specie sono più a rischio in quanto per riprodursi hanno bisogno di migrazioni attraverso rotte molto lunghe e senza interruzioni, e hanno cicli vitali più lunghi rispetto ad altre specie di pesci.

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