L’Europa è molto avanti nella lotta agli allevamenti degli animali da pelliccia, che sono vietati in ben 23 paesi europei (l’ultimo arrivato è la Polonia), tra i quali fortunatamente compare anche l’Italia. Ma che cosa comporta questo divieto? E quali sono i nuovi limiti che si pensa di introdurre? Perché la produzione è vietata e la vendita, almeno in alcuni casi e in presenza di regole specifiche, può ancora essere consentita?
Indice degli argomenti
Che cosa prevede il divieto
Il divieto degli allevamenti di animali da pelliccia non è identico in tutti i paesi europei. In alcuni casi è totale e già operativo, in altri è parziale (per esempio limitato ad alcune specie), in altri ancora è stato approvato ma con una fase di transizione che consente la chiusura progressiva degli allevamenti esistenti.
Il punto, in ogni caso, è molto chiaro: ridurre fino ad azzerare una filiera considerata sempre più problematica per il benessere animale, per l’impatto ambientale e per i rischi sanitari legati agli allevamenti intensivi. È una scelta che va anche in chiave non sprecare, perché evita un uso enorme di risorse naturali, energia e suolo per prodotti non essenziali.
Paesi europei con il divieto di allevare animali da pelliccia
Di seguito trovi un quadro ordinato dei paesi europei dove esistono divieti già in vigore, divieti parziali oppure stop approvati con entrata in vigore differita. Le date indicano l’anno di entrata in vigore del divieto oppure, nei casi più recenti, l’anno di approvazione con transizione.
Paesi europei con divieto formale di allevamenti di animali per pellicce
- Austria – divieto completo (in vigore dal 2005, con norme introdotte nei primi anni 2000).
- Belgio – divieti regionali (Fiandre, Vallonia, Bruxelles), pienamente operativi entro il 2023.
- Bosnia ed Erzegovina – divieto in vigore dal 2018.
- Cechia (Repubblica Ceca) – divieto completo in vigore dal 2019.
- Croazia – divieto completo in vigore dal 2017.
- Irlanda – divieto totale dal 2022 (legge approvata nel 2021).
- Italia – divieto totale sancito nel 2021, effettivo dal 2022.
- Lussemburgo – divieto completo in vigore dal 2018.
- Paesi Bassi – divieto totale in vigore dal 2021.
- Norvegia – divieto con phase-out, pienamente effettivo dal 2025.
- Macedonia del Nord – divieto in vigore dal 2014.
- Serbia – divieto in vigore dal 2019.
- Slovenia – divieto totale in vigore dal 2015.
- Regno Unito – divieto introdotto progressivamente (già operativo da anni, completato tra 2000 e 2002 a seconda delle nazioni del Regno).
Paesi con divieto recente, parziale o in transizione
- Polonia – legge firmata nel 2025: nuovi allevamenti vietati subito, chiusura dei siti esistenti con transizione fino al 2034.
- Romania – divieto approvato nel 2024, applicazione prevista dal 1° gennaio 2027.
- Slovacchia – divieto approvato con piena entrata in vigore dal 2025.
- Estonia – divieto approvato nel 2024, in vigore dal 1° gennaio 2026.
- Lettonia – divieto approvato nel 2022, con transizione fino al 2028.
- Lituania – divieto approvato nel 2023, con stop pieno dal 2027.
- Francia – divieto dal 2021/2023 per allevamento di specie selvatiche per pelliccia (non copre ogni possibile specie allo stesso modo).
- Bulgaria – stop specifico per l’allevamento di visoni (divieto mirato, non necessariamente esteso a tutte le specie) dal 2024.
- Malta – non risultano allevamenti di animali da pelliccia e il paese ha una linea di non sviluppo del settore.
Che cosa serve per una pelliccia
Per avere chiara l’importanza di questi divieti, basta ricordare quante vite animali servono per confezionare una sola pelliccia. I numeri cambiano in base alla taglia del capo, alla lavorazione e alla specie, ma queste stime aiutano a capire l’ordine di grandezza del problema.
- circa 50 visoni
- circa 40 procioni o cani procioni
- circa 14 linci
- circa 12 lupi
- circa 110 scoiattoli
- circa 160 cincillà
Ulteriori divieti in discussione in Europa
La discussione non è chiusa. A livello europeo continua la pressione per arrivare a una disciplina più omogenea, anche perché oggi convivono paesi con divieti molto severi e paesi con regole più deboli o con tempi lunghi di transizione.
Il tema è entrato anche nel dibattito istituzionale europeo attraverso l’iniziativa dei cittadini Fur Free Europe, che chiede misure più forti sia sugli allevamenti sia sull’immissione sul mercato dei prodotti. Questo significa che nei prossimi anni il quadro potrebbe cambiare ancora e diventare più restrittivo.
Divieto di vendita e di importazione
Qui bisogna fare una distinzione fondamentale, che spesso genera confusione. Vietare gli allevamenti in un paese non significa automaticamente vietare anche tutta la vendita o l’importazione di pellicce sul suo mercato o in tutta l’Unione europea.
Per alcune specie rare o protette entrano in gioco normative specifiche sul commercio internazionale della fauna selvatica (come il sistema CITES e le regole europee collegate), con divieti o autorizzazioni molto rigide. Per altre pellicce, invece, la vendita può ancora essere consentita entro determinati limiti normativi.
Proprio per questo il nodo vero, oggi, è la trasparenza: capire l’origine del prodotto, la specie animale coinvolta e il quadro legale applicabile. Anche da consumatori, scegliere di non acquistare pellicce resta il modo più diretto per non sprecare risorse e non alimentare una filiera che molti paesi stanno progressivamente chiudendo.
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