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Nuove regole Ue per le scorie radioattive

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«Dopo anni di inazione, l’Unione europea per la prima volta si impegna in una direttiva per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi». Il commissario europeo all’Energia, Günther Öttinger, in una dichiarazione ammette il silenzio dell’Ue sulla materia delle scorie nucleari, dopo che per anni in tutta Europa, specie in Germania, proseguivano le proteste per il trasferimento dei rifiuti atomici da un lato all’altro del continente e gli attivisti si incatenavano ai binari delle ferrovie per impedire il trasporto di rifiuti tanto pericolosi.

IMPIANTI – I 143 impianti nucleari installati nell’Ue ogni anno producono circa 50 mila metri cubi di scarti atomici, secondo i dati della Foratom, che rappresenta gli interessi dell’industria nucleare europea. Attualmente le 14 nazioni dell’Unione europea che producono energia con l’atomo stoccano per decine di anni i rifiuti in bunker o magazzini, sempre in superficie, aspettando il loro raffreddamento prima di poterli trattare. Ma gli incendi che nell’estate del 2010 hanno devastato la Russia lambendo anche i depositi di scorie nucleari e la crisi di Fukushima dopo lo tsunami giapponese dello scorso marzo hanno riacceso il dibattito sulla sicurezza degli impianti di stoccaggio non soltanto nell’ottica di eventuali azioni violente, ma proprio di fronte agli eventi naturali e atmosferici.

BUNKER – Ora l’Ue propone una direttiva per sistemare i rifiuti radioattivi (compresi quelli prodotti per fini medici, industriali, agricoli e per la ricerca) in bunker sotterranei: caverne da realizzare in graniti o argille a una profondità compresa tra 100 e 700 metri sotto il suolo. «I programmi nazionali che dovranno essere presentati entro il 2015 devono includere un’agenda per la costruzione di depositi sotterranei», prosegue la nota del commissario europeo, anche se ammette che «attualmente questi depositi geologici non esistono in nessuna parte del mondo e serviranno come minimo 40 anni per realizzarne uno». Öttinger aveva inizialmente proposto di vietare del tutto l’esportazione di rifiuti nucleari in Paesi terzi per riprocessarli, ottenendo anche il voto favorevole dell’Europarlamento, ma i ministri europei hanno lasciato una porta aperta per future esportazioni.

CRITICHE – Greenpeace ha accusato la commissione Ue di «adottare un approccio "non vedo-non so nulla"» di fronte a Paesi come Ungheria e Bulgaria che continueranno a inviare i propri riufiuti nucleari in Russia. «Quello che viene fatto è semplicemente trasferire il problema nel futuro quando invece oggi gli europei sono a rischio grazie ai trasporti di materiali pericolosi», ha commentato Jan Haverkamp, consigliere di Greenpeace per le politiche nucleari.