Grazie alla loro manualità, tramandata di madre in figlia, queste donne realizzino, con la più antica tecnica del lavoro a maglia, berretti, calzini, piccoli pullover, maglioni. Tutti prodotti che poi vengono donati alla Fondazione Ivo de Carneri e venduti per finanziare progetti in Africa. Innanzitutto, pozzi per l’acqua potabile che manca in zone molto popolate dai bambini.
Tra i tanti pozzi realizzati in Africa, grazie allo sferruzzare delle nonne della Carnia, ci sono anche quelli realizzati nell’isola di Pemba nel territorio Zanzibar-Tanzania, uno dei più trascurati dal governo locale e dalle organizzazioni internazionali, e anche uno dei più colpiti da malattie infettive e parassitarie.. Qui, grazie al lavoro delle nonne della Carnia, vicino alla scuola N’Dagoni, è stato realizzato un pozzo con il quale possono bere e lavarsi 1.600 bambini. L’orgoglio delle donne friulane che ricordano bene quando erano loro bambine, e mangiavano la polenta allungata con le patate e non potevano permettersi neanche le pagnotte fresche.
Fonte immagine di copertina: L’Espresso
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