Perché non si possono prendere medicine prescritte con l’IA

Le informazioni che servono saranno comunque incomplete. E si rischia solo di ritardare la cura giusta e sprecare tempo prezioso

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Un tempo dominava il Dr. Google. Per un qualsiasi problema di salute, il paziente, invece di informare il medico, iniziava a smanettare alla ricerca della diagnosi, della terapia e della cura giusta. Un pericoloso fai-da-te, diventato quasi una moda. Adesso Google arretra e avanza l’Intelligenza Artificiale (IA), con numeri davvero impressionanti. Secondo un sondaggio intitolato “Salute Artificiale”, il 94 per cento degli italiani cerca online la soluzione ai propri problemi fisici e mentali, il 43 per cento attraverso GPT e l’IA generativa per la salute,

e un giovane su sette cambia la terapia e le prescrizioni sottoscritte dal medico curante per assecondare quanto dice l’IA.

Pochi di questi sciagurati pazienti, vittime del dilagare dell’Intelligenza Artificiale, riescono a riflettere sul fatto che la prescrizione di un medicinale richiede una valutazione clinica completa, responsabilità professionale e capacità di gestire situazioni imprevedibili. tutte cose che l’IA non può assolutamente garantire.

I principali problemi dell’uso dell’IA per prescrivere autonomamente sono:

  • Informazioni incomplete: l’IA può non conoscere allergie, altre terapie, gravidanza, patologie, esami recenti o altri elementi fondamentali.
  • L’Intelligenza Artificiale non può visitare il paziente, avere un quadro clinico dovuto al contatto fisico e alla conoscenza del malato, con i suoi precedenti che possono essere determinanti ai fini delle nuove valutazioni.
  • Errori e “allucinazioni”: un modello di Intelligenza Artificiale  può produrre con grande sicurezza un farmaco, un dosaggio o un’interazione farmacologica sbagliati.
  • Contesto clinico: due persone con gli stessi sintomi possono avere diagnosi e trattamenti completamente diversi. Capire quale sia il problema richiede spesso esame obiettivo e anamnesi.
  • Interazioni e controindicazioni: la sicurezza di un farmaco può dipendere da età, funzione renale/epatica, altri medicinali e molte altre variabili.
  • Situazioni urgenti: un’IA potrebbe non riconoscere adeguatamente un segnale d’allarme o potrebbe ritardare l’accesso alle cure.
  • Responsabilità: la prescrizione comporta una responsabilità professionale e legale che non può essere semplicemente trasferita a un algoritmo.
  • Aggiornamento e affidabilità: linee guida, autorizzazioni e informazioni sui farmaci cambiano; un sistema deve essere verificato rispetto a fonti cliniche aggiornate.
  • Automazione eccessiva: anche un sistema molto accurato può indurre il medico o il paziente ad accettare automaticamente il suo suggerimento senza controllarlo.
  • Dipendenza dalle cause farmaceutiche: molte pubblicazioni scientifiche, dalle quali attinge l’Intelligenza Artificiale per fare diagnosi e terapia, e innanzitutto per prescrivere medicinali, sono finanziate dalle aziende farmaceutiche. E questo rende le prescrizioni generate con l’IA ancora meno attendibili.

Anche i medici usano molto l’Intelligenza Artificiale, ma, almeno stando al sondaggio “Salute artificiale”, lo fanno sicuramente in modo più utile, accorto e sicuro rispetto ai loro pazienti. Circa il 60 per cento dei medici italiani dichiarano di servirsi dell’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica quotidiana. Principalmente per ridurre la burocrazia, riassumere le cartelle cliniche, supportare la diagnosi o verificare l’adeguatezza dei dosaggi e le interazioni tra più farmaci prima di firmare la ricetta. La decisione finale e la firma sulla ricetta restano tassativamente umane.

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