Morire per un posto auto | Non sprecare
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Morire per un parcheggio, vite sprecate nell’orgia della violenza quotidiana

Maria Adriana, 20 anni, sposta una sedia che indicava un posto auto riservato a Torre Annunziata e parcheggia dove non doveva. Il padre paga con la vita il gesto della figlia

MORIRE PER UN POSTO AUTO

L’orrore di questa storia è tutto racchiuso in un breve racconto. Siamo a Torre Annunziata, in quella provincia di Napoli dove i clan della camorra con il grande mercato della droga si sovrappongono ai piccoli soprusi alla scuola quotidiana della malavita. Maria Adriana Cerrato, una ragazza che ancora non ha compiuto 21 anni, ha la sciagurata idea di rompere il muro della prepotenza. Una piccola ma significativa angheria, quasi un segno del comando ispirato e garantito dalla violenza.

OCCUPARE UN PARCHEGGIO CON UNA SEDIA

La ragazza sposta le sedie con le quali, da dodici anni, un posto auto era riservato a una famiglia che abita in quella zona. È in perfetta buona fede, consapevole che sta rompendo un codice locale, ma certo ignara di quanto possa avvenire in seguito. Dopo avere parcheggiato la sua auto, Maria Adriana si allontana e quando torna si ritrova con le gomme bucate.

Informa dell’accaduto il padre, Maurizio Cerrato, un sessantenne custode del Parco archeologico di Pompei, e l’uomo va ancora oltre rispetto ai passi già rischiosi fatti dalla figlia. Chiede spiegazioni mentre aiuta la figlia a riparare l’auto. La reazione è criminale. Lo aggrediscono in quattro, Giorgio e Domenico Scaramella, Antonio Cirillo e Antonio Venditti, riempendolo di pugni e calci, lo randellano con un gonfiatore di copertoni, e lo ammazzano con una coltellata mortale. Lo fanno con tale violenza e con la più sfrontata certezza dell’impunità, da essere rapidamente individuati e arrestati. Tanto, lo sanno bene, in carcere ci resteranno ben poco.

Nell’immagine, Maria Adriana Cerrato e Maurizio Cerrato (Il Mattino)

PER APPROFONDIRE: Homero, il protettore delle farfalle ucciso in Messico dai clan del narcotraffico

OCCUPARE UN PARCHEGGIO ABUSIVAMENTE

Morire per un parcheggio, è il titolo di questa storia. Dove la vita non conta nulla, è nulla. E quindi è facilissimo sprecarla, con entrambi gli abiti che si indossano. Quello della vittima: colpevole di essersi ribellato a un sopruso. Quello del carnefice: un uomo avvelenato dalla cultura della violenza, che lo accompagnerà per tutta la sua esistenza, dentro e fuori il carcere.

MORIRE PER UN PARCHEGGIO

Morire per un parcheggio: dove la vita è zero, mentre la violenza nella sua forma più barbara è l’unica regola che bisogna rispettare fino in fondo. Imposta da uomini che si considerano al di sopra della legge, e chiedono il più rigoroso rispetto delle leggi fatte da loro. Compresa quella in base alla quale un posto auto è autoassegnato da una sedia. Una sedia le cui tracce portano fino al cimitero.

Fonte immagine di copertina: Fanpage 

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