Il San Paolo Dolphin Refuge, quando andrà a regime, sarà il primo centro del Mediterraneo e in Europa dedicato ai delfini provenienti da delfinari, acquari o centri di ricerca che sono stati in cattività e non possono essere rilasciati immediatamente in mare aperto.
Siamo nel Golfo di Taranto, in un’area di circa 7 ettari protetta dall’Isola di San Paolo (Cheradi), con una serie di vasche di acqua salata delle quali la più grande ha una superficie di 1.600 metri quadrati. L’intera zona marina è delimitata da strutture galleggianti che formano grandi vasche naturali, consentendo ai delfini di vivere in condizioni molto più naturali rispetto alla cattività, e infatti saranno lasciati liberi di nuotare tra cetacei simili a loro, come tursiopi, stenelle, grampi e capodogli.
Il San Paolo Dolphin refuge è affidato in gestione alla Jonian Dolphin Conservation (JDC), l’ente di ricerca che ha promosso il progetto: di tratta di un’organizzazione no-profit nata a Taranto con l’obiettivo di proteggere i cetacei e studiare il mare; il suo fondatore Carmelo Fanizza è responsabile del progetto San Paolo Dolphin Refuge, che si avvale della collaborazione innanzitutto finanziaria, della Fondazione con il Sud e dell’Ambasciata di Spagna.
La gestione quotidiana e scientifica vedrà coinvolti biologi marini, veterinari e specialisti di cetacei selezionati da JDC e grazie anche a una rete di collaborazioni internazionali. Secondo le notizie, l’equipe comprende professionisti che lavoreranno direttamente sui delfini e nel monitoraggio ambientale
L’intera zona è sotto sorveglianza h24 con telecamere, sensori e boe che raccolgono dati su qualità dell’acqua, temperatura, comportamento degli animali ecc. Questi dati sono trasmessi in tempo reale anche alla control room del Centro Kètos a Taranto, dove biologi e veterinari li analizzano. Ci sarà una control room dove sarà gestito il monitoraggio dei cetacei in tempo reale usando telecamere e sensori collegati all’area marina del rifugio
La struttura è progettata per ospitare fino a 17 delfini, ma non è previsto riempire questa capienza al massimo: all’inizio si parla di accogliere principalmente gruppi più piccoli (per esempio intorno a 6-8 esemplari) per garantire le migliori condizioni di benessere e gestione possibile.
Il numero effettivo di delfini accolti sarà inferiore a questo limite massimo, perché la selezione degli animali terrà conto di vari fattori importanti come:
- Stato di salute dei singoli esemplari
- Comportamento sociale e compatibilità con altri delfini
- Bisogni specifici di cura e riabilitazione prima di un eventuale inserimento progressivo nell’ambiente naturale controllato del rifugio
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