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Mi vesto di ortica: la riscoperta di un tessuto ecologico

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Indossare l’ortica può sembrare curioso. Da questa pianta urticante non deriva il vestiario per un aspirante fachiro, ma un nuovo modo di abbigliarsi in linea con le esigenze ambientali. Le caratteristiche dell’ortica, infatti, rendono possibile un uso minimo di diserbanti e fitofarmaci e la possibilità di coltivare la pianta a livello locale riduce l’impatto ambientale del trasporto. La fibra dell’ortica, al di là dell’aspetto poco rassicurante, è simile a quella del lino. Ha buone caratteristiche antistatiche, traspiranti e termoregolatrici.

DALLA PIANTA ALLA CAMICIA – Per arrivare alla produzione di un tessuto da Ortica dioica, così come per altre specie vegetali da fibra, si procede alla raccolta degli steli, poi, questi vengono macerati in acqua per distruggere le sostanze pectiche che tengono legate tra loro le fibre. A questo punto, si procede alla stigliatura: vengono separate, cioè, le fibre dalle altre parti legnose. Infine, si procede alla filatura e alla tessitura. Non si tratta di una novità nel settore tessile, quanto piuttosto di una riproposizione: migliaia di uniformi dell’armata di Napoleone erano tessute in ortica. Molto più tardi, in Germania, durante le due guerre mondiali fu utilizzata per fronteggiare la scarsa disponibilità di cotone. 

ITALIA: OCCASIONE MANCATA – L’Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Firenze nel 2007 aveva iniziato uno studio sull’impiego tessile dell’ortica. Laura Bacci, ricercatrice del progetto spiega: «L’ortica ha caratteristiche polifunzionali. Può essere utilizzata in tutte le sue parti: oltre all’impiego tessile del fusto, le foglie possono essere usate nella farmacopea e l’acqua di macerazione del fusto come antiparassitario naturale». Le piante erano coltivate in un campo sperimentale in provincia di Prato. Ma, nel 2010, con la scadenza dei progetti di ricerca e, quindi, dei relativi finanziamenti, il campo è stato smantellato.

PROBLEMI – Laura Bacci precisa: «Alcune piante madri del clone 13 (ortica da fibra) sono conservate presso la sede Ibimet di Bologna, per poter permettere future coltivazioni». Le ricerche effettuate hanno portato alla produzione di alcune rocche di filato. La dottoressa Bacci evidenzia alcune difficoltà: «La siccità estiva del centro Italia ha comportato interventi irrigui rilevanti. Con difficoltà tecniche ed elevati costi di produzione. Inoltre, la possibilità di produrre a livello industriale e poi commerciare tessuti in ortica, dipende da privati disposti a investire nella fase di estrazione della fibra, vero collo di bottiglia».

RICERCHE EUROPEE – A partire da progetti di ricerca universitari, invece, in Germania e Olanda è stato possibile ricostruire l’intera filiera. Questo successo è stato ottenuto grazie alla tradizione nella lavorazione della fibra di ortica e a condizioni climatiche favorevoli per la crescita delle piante e per la macerazione in campo degli steli. Per esempio, la Netl, piccola fabbrica a conduzione familiare olandese, presenterà entro quest’anno la sua collezione di abiti in fibra di ortica.