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Malati di cibo, il boom dell’anoressia

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di Gina Pavone

 

Quarant’anni, nel pieno della carriera professionale, un marito, un figlio e una dieta cominciata come fanno in tante. Ma invece di mangiare meno non ha mangiato più, fino a quando è arrivata a pesare 40 chili. A quel punto, l’anoressia era evidente ma lei non dava segni di cedimento, almeno all’inizio: iperattiva, dedita a un fitness estremo. E sempre più scheletrica: 35 chili, niente più mestruazioni. Il marito l’ha portata a forza davanti a un medico ma c’è voluto del tempo perché accettasse di farsi curare: ha aspettato che la malattia cominciasse seriamente a debilitarla, compromettendo il suo lavoro di dirigente.
«Adesso è appena rientrata al lavoro dopo uno stop di sei mesi, ma è ancora troppo debole e probabilmente dovrà ricoverarsi», racconta Elisabetta Spinelli, psichiatra del dipartimento disturbi alimentari di una Asl romana.
OGNI ANNO 3500 NUOVI CASI. L’anoressia rimane un disturbo tipico dell’adolescenza, ma ormai è stabilmente segnalata anche in fasce d’età finora ritenute insolite: nelle donne adulte o, al contrario, nelle bambine sui 7-8 anni. Secondo un’indagine Eurispes, ogni anno sono circa 3500 i nuovi casi di anoressia in Italia, mentre le pro-ana addicted – le ragazze che scrivono blog in cui incitano all’anoressia o alla bulimia – hanno in media 17 anni, ma ci sono anche molte  dodicenni.
Operatori e professionisti del settore segnalano un’allarmante diffusione di anoressia e bulimia anche nelle donne adulte. «Di recente abbiamo registrato casi di esordi di disturbo anoressico, anche in forma grave, in età adulta e persino nella terza età», osserva Spinelli. Si tratta di una forma di anoressia definita tardiva, oppure di una cronicizzazione del disturbo esploso precedentemente.
«L’età di insorgenza è molto più varia che in passato, con un aumento di casi nel periodo preadolescenziale e infantile, ma anche tra le persone più mature, fino ai 75 anni», conferma Fabiola De Clercq, fondatrice dell’Aba, l’Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari. «Inoltre queste patologie non riguardano più solo il genere femminile, ma anche i maschi subiscono sempre più gli imperativi moderni legati all’immagine», aggiunge De Clerq.

Anche in età adulta l’anoressia rimane un disturbo prevalentemente relazionale, spesso ha forti collegamenti con questioni familiari, ma ci sono anche componenti soggettive: «A volte il senso va cercato nei vissuti e nei traumi poco elaborati che, quando riguardano il passato, possono riemergere in modo inaspettato: le difficoltà nel rapporto con il cibo rappresentano un modo per mettere in scena un disagio che non trova altro modo di essere espresso», spiega Simona Chiozzi, psicologa dell’Aba. E rimandare il lavoro su se stessi per cercare di capire le radici del proprio disagio può portare a una condizione di cronicità.
SINDROME DA WONDER WOMAN. Ma ci sono anche importanti aspetti sociali da considerare: il confronto con modelli femminili all’insegna del vigore inossidabile, le wonder women apparentemente non soggette alle leggi del tempo – e il pensiero non può che andare a icone pop ultra 50enni sinonimo di energia e forza come Madonna o Sharon Stone. «Modelli tipici di una società che amplifica il narcisismo e incentiva un giovanilismo a tutti i costi, tanto che spesso l’anoressica adulta manifesta anche una forte paura di invecchiare», dice Spinelli.
Il problema della cronicizzazione è collegato a un aspetto tipico dell’anoressia: il rifiuto di accettare le cure, l’ostinazione a non considerarsi in preda alla malattia. Eppure, è proprio la tempestività nella ricerca di aiuto che dà le migliori speranze di guarigione, assicurano gli esperti. Ma in quanto tempo si guarisce, una volta accettate le cure?
«È difficile stabilire una regola, dipende molto dalla persona, dalla sua storia, dall’importanza e dalla gravità degli eventi che l’hanno caratterizzata. Più il disturbo di protrae nel tempo più è difficile interrompere o modificare quelle che diventano abitudini», sottolinea Chiozzi.