Perché non si liberalizzano i farmaci di fascia C

Gli interessi in gioco sono enormi: un mercato che vale più di 7 miliardi di euro all'anno. Ma a pagare il conto del monopolio sono i cittadini che potrebbero risparmiare, in media, 60 euro all'anno a famiglia

FARMACI PIÙ ECONOMICI
I farmaci di fascia C, ovvero i medicinali che non sono considerati “essenziali” o “salvavita” e il cui costo è tutto a carico del cittadino, rappresentano un enorme mercato, sul quale aleggiano sprechi e prepotenze monopolistiche, con danni economici a carico dei consumatori, come ha sottolineato anche l’Antitrust con alcune segnalazioni fatte anche nel 2025.
Il totale di questi medicinali, che comprende sia quelli con ricetta obbligatoria sia quelli per i quali la ricetta non è necessaria, secondo il Rapporto Osmed, è pari a 3.800 prodotti, con una spesa complessiva, a carico dei cittadini, di oltre 7 miliardi di euro, pari a circa il 18-20 per cento dell’intero mercato farmaceutico nazionale.
Nel gennaio 2025, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha inviato una segnalazione ufficiale al Governo e al Parlamento affermando che l’attuale sistema di vendita dei farmaci di fascia C “rappresenta un ingiustificato svantaggio concorrenziale” che penalizza sia chi è fuori dal monopolio di queste vendite (per esempio le parafarmacie), saldamente nelle mani della rete delle farmacie, sia i consumatori, che pagano pegno proprio per la mancanza di concorrenza.
La battaglia per la liberalizzazione dei farmaci di fascia C risale già ad alcuni anni fa, ma mai l’Antitrust, un organo di Garanzia istituzionale e quindi indipendente, si era espresso così chiaramente contro il monopoli. Affrontando di petto anche la questione più spinosa dietro la quale si nascondono quelli che bloccano (con la solita protezione politica) la liberalizzazione: la sicurezza dei consumatori. Una balla, secondo le segnalazioni inviate in Parlamento dall’Antitrust, in quanto anche nelle parafarmacie è garantita la presenza di un farmacista abilitato. 
 L’Antitrust ha anche chiesto che le farmacie (e le parafarmacie, in caso di apertura del mercato) siano libere di praticare sconti sui prezzi al pubblico dei farmaci di fascia C e delle preparazioni magistrali in modo più flessibile. In particolare, ha proposto di permettere:
  • L’uso di tessere fedeltà;
  • Sistemi di cashback;
  • Altre forme di premialità rivolte a tutti i clienti o a categorie specifiche.
  • In base alle stime più recenti delle associazioni di categoria, dell’Antitrust e dei principali Centri studi del settore, una famiglia italiana potrebbe risparmiare mediamente tra i 50 e i 60 euro all’anno se i farmaci di fascia C con obbligo di ricetta venissero liberalizzati
Già nel 2016 avevamo denunciato lo scandalo della liberalizzazione dei farmaci di fascia C già decisa e approvata dal governo, ma poi scomparsa grazie a una misteriosa “manina” che l’aveva cancellata dalla legge di bilancio.

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