Tra i paesi più avanzati nella legislazione anti-spreco, specie del cibo, c’è sicuramente la Francia, dove esiste una legge strutturata specifica per combattere lo spreco alimentare e rendere il sistema del food più sostenibile dal punto di vista sociale, economico e ambientale. Le norme principali partono da una legge storica del 2016 e sono state rafforzate e ampliate con la legge del 2020 “Anti-gaspillage pour une économie circulaire” (AGEC).
Innanzitutto è previsto, per i supermercati di grandi dimensioni (oltre 400 metri quadrati) il divieto di buttare nel cestino il cibo ancora commestibile e l’obbligo di destinare questi prodotti in modo utile, collaborando con la rete delle associazioni di volontariato che si occupano di lotta alla povertà. In pratica, i supermercati devono donare i prodotti avanzati ad associazioni caritative oppure, se non più adatti all’uso umano, destinarli all’alimentazione animale, al compostaggio o alla valorizzazione energetica.E chi non rispetta queste norme rischia una multa fino a 7.500 euro.
La legge francese anti-spreco si applica anche a:
- Ristoranti collettivi privati che preparano grandi numeri di pasti
- Operatori dell’industria agroalimentare con ampi fatturati, che devono rispettare la gerarchia della prevenzione degli sprechi:
I risultati della legge sono stati duplici, a tinte chiaroscure.
Non sono ancora convincenti i risultati in termini di riduzione del cibo che finisce in modo assurdo nella spazzatura: la Francia si era data l’obiettivo di ridurre del 50 % lo spreco alimentare nei settori della distribuzione e della ristorazione collettiva entro il 2025, rispetto ai livelli del 2015. I dati ufficiali disponibili più recenti mostrano che lo spreco totale resta ancora elevato, con stime intorno a 9,45 milioni di tonnellate all’anno (circa 139 kg pro capite), nonostante una riduzione rispetto al passato.
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