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La storia di Zamboni:un miracolo italiano per i malati di sclerosi multipla?Non sprechiamo il lavoro di un medico coraggioso

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Di Antonio Galdo

 

 

 

Ci sono libri che bisogna leggere senza fermarsi, come durante la sequenza di un film, incollati con lo sguardo e con la testa su un racconto che ne contiene tanti, tutti insieme, legati da un unico filo. Sogni coraggiosi (edizioni Mondadori, 334 pagine, 18 euro), scritto dal giornalista Marco Marozzi, appartiene a questa categoria di libri: non è breve, ma mentre lo leggi non puoi fermarti perché vuoi capire come finisce. E magari dovrai aspettare ancora a lungo, prima di arrivare a un vero finale. La storia è quella di Paolo Zamboni, cardiochirurgo di Ferrara, un professionista che lavora e crede nella sanità pubblica che in Italia non è sempre sgangherata e corrotta ma al contrario spesso contiene straordinarie eccellenze. Zamboni, e qui la storia inizia ad intrecciarsi con altre storie, colpito da un malattia rarissima, opera con monitor ed assistenti e da quando sua moglie si è ammalata di sclerosi multipla, si è concentrato su un metodo di cura di una terribile malattia, purtroppo in crescita, che colpisce 3 milioni di persone nel mondo e 61mila italiani. Il metodo, oggetto di polemiche e di controversie di varia natura (anche clientelari e puramente accademiche), è il seguente: un catetere e un palloncino sbloccano le vene del cervello che molti malati di sclerosi multipla hanno ostruite. La terapia sta fornendo diversi risultati in tutto il mondo (i malati stanno correndo a migliaia, anche attraverso Internet, verso una nuova frontiera di speranze), non comporta costi enormi (è un metodo da day hospital), e l’Emilia Romagna è diventata capofila di una sperimentazione che sta coinvolgendo tutte le regioni italiane e diversi paesi del mondo, come il Canada e gli Stati Uniti. Però i neurologi, con diversi argomenti, contestano metodi e procedure di Zamboni e così il caso di uno scienziato sicuramente coraggioso, grazie all’efficace e densa scrittura di Marozzi, diventa nel libro una grande storia, con testimonianze, personaggi, scandali, nemici e sostenitori. Come finirà? Speriamo che non ci sia dietro l’angolo un lungo, tortuoso e inconcludente percorso che affondi il metodo Zamboni, in Italia, nella solita oscurità del tutti contro tutti, dove nessuno, a livello politico, si prende una responsabilità. Vedremo, e intanto godiamoci la lettura di un libro da autentico caso Italia.