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La sobrietà dimenticata

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Specialmente nel momento difficile che l’economia mondiale sta attraversando, con la solidarieta’ non bisogna dimenticare la sobrieta’, che costituisce la via maestra alla solidarieta’. infatti l’uso corretto e sapiente dei beni la prima forma che realizza una solidarieta’ piena e consente il dono a mani libere, senza trattenere nulla se non quanto necessario. In queste ultime settimane sempre piu’ spesso si e’ insistito da molte parti e con grande enfasi sulla necessita’ di sostenere il piu’ possibile i consumi. Certo le esigenze della moderna economia vanno in questo senso: se non si produce, se non si vende, se non si consuma, l’economia ristagna. Ma anche qui ritorna il tema della giusta misura: non ci sono forse troppi bisogni inutili, indotti da una pubblicita’ piu’ che ingannevole?

Dovremmo forse cominciare a riflettere sulla giusta dimensione della crescita economica, perche’ non si puo’ far crescere all’infinito la domanda di cose, e uso appositamente il termine cose. Forse gli economisti potrebbero aiutarci a rispondere alla domanda: quanto e’ giusto crescere? E, ancora, in quali settori e’ giusto crescere di piu’? La medicina, la cultura, la ricerca scientifica, l’ecosostenibilita’, l’agroalimentare per dare cibo a tutti…

una domanda che riguarda anche la vita dei Comuni che amministrate. Le opere essenziali in genere non mancano: scuole, strade, fognature, acquedotti, centri sportivi ecc. Manca a volte la cura quotidiana di tutte queste realta’ affinche’ siano effettivamente e utilmente a disposizione della gente. Mancano, molto spesso, o risultano inadeguati i servizi alle persone, soprattutto ai piu’ bisognosi per motivi non solo economici. Diventa quindi necessario interrogarci: in quale direzione crescere? Che cosa e’ davvero necessario? Che cosa e’ davvero urgente e prioritario e cosa non lo e’, rispetto al bene della gente che abita il territorio da noi amministrato? Dove investire le risorse che ci sono, anche se rischiano di essere sempre insufficienti? Tocca a voi cercare e trovare la risposta appropriata. comunque importante, prioritario tenere viva la domanda.

Piu’ che preoccuparci genericamente della crescita, urge chiederci perche’ e come crescere. in gioco il nostro modello di sviluppo, la sua dimensione veramente e pienamente umana, il suo orizzonte sociale. giusto crescere, dunque, ma quale e’ la giusta misura? Forse nessuno ci sta seriamente pensando, perche’ ci lasciamo travolgere dal meccanismo irrefrenabile del mercato. Un’economia seria non puo’ non porsi la domanda e cercare la risposta; cosi’ come una politica seria. Parlando dell’attuale crisi economica globale, come un banco di prova e quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di corto respiro, papa Benedetto XVI ha posto e motivato un interrogativo che chiede una riflessione accurata e una disponibilita’ alla conversione:

Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e lungimirante? Lo esigono, in realta’, piu’ ancora che le difficolta’ finanziarie immediate, lo stato di salute ecologica del pianeta e, soprattutto, la crisi culturale e morale, i cui sintomi da tempo sono evidenti in ogni parte del mondo. Sempre in rapporto a questa crisi, da leggersi in profondita’ come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause, il Papa afferma: Non basta – come direbbe Gesu’ – porre rattoppi nuovi su un vestito vecchio (cfr. Mc 2,21) (Angelus, 1 gennaio 2009).

Per esemplificare ci poniamo qualche domanda. Possiamo sostenere uno sviluppo che non si faccia carico delle esigenze del pianeta: dei popoli poveri ed esclusi dalla mensa imbandita dei Paesi ricchi, dell’ambiente, del risparmio delle risorse naturali? Questo non significa fermare il progresso economico, ma ri-orientarlo, significa chiedersi dove stiamo andando e correggere la rotta per raggiungere approdi migliori. Porsi la domanda sul modello di sviluppo e sul tasso di crescita, sulla distribuzione delle risorse ha realmente a che vedere con il progresso e con il benessere di tutti. Non e’ l’atteggiamento di chi vuol tornare indietro, ma di chi vuole proseguire con assennatezza.

Eppure si tratta di domande che spesso infastidiscono, forse semplicemente perche’ toccano il cuore della questione. Ancora per esemplificare: perche’ tacitamente accettiamo che intere aree del pianeta siano tagliate fuori dal progresso, anche minimo?

* Dal discorso, La sobrieta’ dimenticata, che l’arcivescovo di Milano ha tenuto ieri sera a Varese nel primo incontro con gli amministratori locali della diocesi

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