“Io sono Pablo e qui sto bene”: la rete per aiutare gli autistici

Nata grazie all'intraprendenza di un giovane, è diventata un punto di riferimento per l'intero universo dell'autismo

Ritratto di un giovane uomo sorridente su sfondo chiaro

Pablo Diemunsch, detto anche Harvey, nato a Roma nel 1999, è autistico fin da bambino, e la sua famiglia ha cercato di costruire intorno a lui occasioni di partecipazione reale, non percorsi separati. I suoi genitori raccontano che lo sport è stato uno degli strumenti più importanti: Pablo ha praticato attività come basket, nuoto e calcio, spesso con il supporto di tutor che lo aiutavano a inserirsi nei gruppi e a seguire le regole del gioco. La famiglia racconta che il teatro integrato lo ha aiutato molto, anche rispetto alla balbuzie, e che esperienze come lo scoutismo gli hanno dato un ruolo attivo nella comunità: non solo essere aiutato, ma anche poter contribuire, per esempio affiancando gruppi di bambini più piccoli.

Crescendo, Pablo ha iniziato a conquistare sempre più spazi di indipendenza. Ha frequentato il liceo classico e si è iscritto alla facoltà di Filosofia della Sapienza Università di Roma. Ama il mare, la vela, i viaggi, il teatro, la bicicletta e lo sport; ha giocato nella Romulea Autistic Football Club e ha partecipato ad attività sportive integrate. Uno dei momenti simbolici del suo percorso è arrivato quando ha iniziato a lavorare in contesti inclusivi: nel 2019 ha svolto un’esperienza lavorativa presso un centro sportivo integrato, dove era coinvolto nelle attività con i bambini. La sua famiglia lo ha vissuto come una dimostrazione concreta che una persona autistica può avere un ruolo sociale e professionale, se trova ambienti capaci di accoglierla.

Giovane adulto entra in un bar di quartiere accogliente

Da questa esperienza nasce anche il progetto Io sono Pablo e qui sto bene: l’idea iniziale era creare una rete di luoghi del quartiere in cui Pablo potesse sentirsi riconosciuto e accolto – un bar, un negozio, un’attività – attraverso un adesivo identificativo. Il progetto è poi cresciuto fino a diventare una rete per promuovere autonomia, inclusione e una diversa narrazione dell’autismo.

Un progetto fortemente voluto da Alessia Condò, la mamma di Pablo, un ragazzo autistico da cui l’iniziativa prende il nome. “Io sono Pablo e qui sto bene” nasce infatti proprio dal vissuto personale di Pablo, ragazzo autistico che ha sempre e da sempre voluto lottare per la propria indipendenza e la propria autonomia di movimento, supportato dai genitori Alessia Condò e Karl Diemunsch che non si sono mai arresi davanti alle maggiori difficoltà che loro figlio incontrava, dall’andare a scuola da solo al comprare il gelato, fino ad arrivare a viaggiare con i suoi amici, superando ogni giorno i limiti dettati dal disturbo dello spettro autistico. Il viaggio di Pablo con i suoi amici d’infanzia verso la Spagna del Nord è stato raccontato in un bellissimo documentario della regista Antonella Rossi: tutti in un vecchio pulmino rosso del 1992 a GPL e benzina in giro per l’Europa a fare surf, partendo proprio da Roma, città natale di Pablo. Raccontando un viaggio spensierato, autonomo, libero e pieno di condivisione, parola che non si associa mai all’autismo. Il documentario è stato premiato nel 2019 con l’Oscar dello Sport del CONI.

Giovane adulto durante un’attività sportiva di gruppo inclusiva

Da qui l’idea di dare vita ad una rete sociale che lega insieme esercizi pubblici, locali e attività di quartiere in grado di assicurare accoglienza, cura e sostegno alle persone con autismo.

Anche una corsa in taxi, infatti, può generare paura o diffidenza, quindi basta soltanto, nel momento della chiamata o della prenotazione tramite app, informare tassisti ed operatori delle difficoltà e lentezze verbali che una persona autistica può avere, dopodiché starà al personale avere pazienza e assicurarsi che il cliente autistico abbia capito il numero del taxi, dove lo aspetta e il tempo di arrivo, avendo una conversazione paziente, consapevole e accogliente. Sulle vetture aderenti, così come negli esercizi commerciali, vengono esposti gli adesivi del progetto, così da rassicurare maggiormente le famiglie e i passeggeri.

Per mappare i luoghi e i servizi amici delle persone con autismo, si può scaricare anche l’app “Ciao Amici”, nata proprio nel tentativo di rendere semplice e intuitivo il networking tra negozi, locali e servizi autism-friendly. L’obiettivo è quello di fare rete con altre famiglie di ragazzi e ragazze autistici e altre esperienze simili, partendo dalla vicenda biografica, dalle proprie difficoltà e dai propri successi per metterli a disposizione di chi vive la stessa condizione.

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?