Il testamento di Arrigoni: voglio essere ricordato per i miei sogni | Non Sprecare
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Il testamento di Arrigoni: voglio essere ricordato per i miei sogni

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GAZA – Arriva sul web così come oggi è rientrata in Italia la sua salma: è un video che oggi sembra quasi un testamento, postato su You Tube in queste ore, girato dall’attivista nel cimitero militare di Gaza, dove sono sepolti i soldati morti durante la seconda guerra mondiale.

«Non voglio essere seppellito sotto nessuna bandiera, semmai voglio essere ricordato per i miei sogni» dice Arrigoni, «Dovessi morire, tra cento anni, vorrei che sulla mia lapide – si augura l’attivista italiano ucciso a Gaza venerdì scorso – fosse scritto ciò che diceva Nelson Mandela: ‘un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognarè. Vittorio Arrigoni – conclude guardando in macchina – un vincitore»

È rientrata in Italia, con un volo dell’Alitalia dal Cairo, la salma di Vittorio Arrigoni, il volontario ucciso a Gaza. Dall’aeroporto di Fiumicino la salma è stata poi trasferita a Roma dove in serata si è svolta una veglia di preghiera. Il feretro era avvolto da una grande bandiera palestinese, con sopra delle rose, retta da decine di pacifisti italiani e palestinesi. Intorno altre bandiere palestinesi e cartelli che circondano tre striscioni che riportano la foto di Vittorio Arrigoni ed alcune scritte di solidarietà. A bordo dell’aereo c’era anche Osama, l’amico palestinese che era andato da Londra dal Cairo per accompagnare il feretro nel viaggio di ritorno. 

Si sono accese le prime fiaccole davanti all’istituto di medicina legale di Roma, dove questa sera è arrivata la salma di Vittorio. Circa un centinaio i manifestanti davanti l’istituto, per loro un’unica voce: «Vittorio non ti dimenticheremo».
All’ingresso dell’obitorio campeggia una grande foto di Vik, vicino a una bandiera della Palestina. «Chiediamo scusa a tutti gli italiani e a tutti gli amici di Vittorio – dice Hannoun Mohammad dell’associazione Palestinesi in Italia -, avremmo dovuto difenderlo da un gruppo di assassini. Vittorio è sempre stato palestinese, ha lottato per il nostro popolo e noi continueremo a portare il suo messaggio».
«Andremo a Gaza per continuare il lavoro di Vittorio – affermano tre ragazzi della Rete romana per la Palestina -, per portare la solidarietà alla Palestina contro l’occupazione israeliana. Stanotte resteremo qui per non lasciarlo solo».

LA SALMA ARRIVA IN ITALIA È stato lo stesso Osama che poi, sottobordo dell’aereo, ha liberato la bara dal cellofan che la proteggeva, prima di stringere in un abbraccio i familiari. All’aeroporto c’erano numerosi amici di Arrigoni, pacifisti, simpatizzanti e rappresentanti delle associazioni palestinesi a Roma che indossavano le kefiah, magliette bianche con su scritto ‘Grazie Vick’. A rendere omaggio al pacifista italiano c’era anche una delegazione del presidente palestinese Abu Mazen. Nella zona decentrata dello scalo romano si sono radunati via via, alla spicciolata, molti sono arrivati con il treno. All’uscita dalla stazione ferroviaria, sono stati trasferiti alla cargo city a bordo di due pullman messi a disposizione dalla società Aeroporti di Roma, per poi congiungersi con il resto dei pacifisti già radunati. Una giovane ragazza presente a Fiumicino ha voluto sottolineare che «essere stasera qui è fondamentale per non lasciarlo solo». Cecilia, dell’associazione per la Pace, ha ricordato che «le nostre autorità non hanno pensato ad un picchetto d’onore per un pacifista mentre lo fanno per i soldati che vanno in guerra: quindi stasera il picchetto d’onore a Vittorio lo facciamo noi che siamo i suoi amici e i suoi compagni; è importante portare avanti anche il messaggio che Arrigoni cercava di veicolare, stando qui con le bandiere e le kefiah per testimoniare la nostra solidarietà».

A ricordare che Arrigoni fu il primo ad «arrivare a Gaza nel 2008 per rompere l’assendio contro l’embargo», è Mahamid Sohad, un’amica palestinese del pacifista. «Lui – ha aggiunto – era un uomo di pace, le sue idee non moriranno perchè sono assai radicate in noi. La sua opera proseguirà perchè tutti noi, comunque, dobbiamo cercare di riempire il vuoto che ci ha lasciato». In serata il feretro è stato successivamente trasferito nell’istituto di medicina legale della Sapienza dove verranno eseguiti l’autopsia e gli accertamenti medico legali. La salma di Vittorio Arrigoni dovrebbe poi raggiungere domani sera Bulciago, paese d’origine del pacifista.

ARRIGONI, OMAGGI E LACRIME. FIDANZATA A GAZA CITY Il feretro di Vittorio Arrigoni, il volontario ucciso nella striscia di Gaza, è entrato in Egitto attraverso il valico di Rafah e il suo arrivo al Cairo è previsto in serata. Lo riferiscono fonti a Rafah. Il transito del feretro è avvenuto a conclusione d’una commemorazione solenne svoltasi nella parte palestinese di Rafah, come ha constato l’ANSA sul posto. L’ultimo viaggio di Arrigoni prosegue ora verso il Cairo, dove è prevista per domani una camera ardente. Successivamente – a quanto si è appreso – la salma sarà imbarcata su un aereo destinato a riportarlo in Italia per i funerali. L’arrivo sarà a Milano, alla presenza di familiari. La cerimonia funebre dovrebbe svolgersi a Bulciago, in provincia di Lecco, paese d’origine di Arrigoni e comune del quale sua madre, Egidia Beretta, è sindaco, ma la data resta ancora da confermare.

L’OMAGGIO A GAZA Al grido di ‘Non siamo terroristi’ e ‘Via i terroristi dalla Palestina’ circa 150 persone si sono radunate oggi di fronte all’ospedale Shifa di Gaza in attesa della salma del volontario italiano Vittorio Arrigoni, il cui trasferimento verso il valico di Rafah con l’Egitto è in riatardo di almeno un’ora e mezzo sull’orario previsto. Fra i presenti ci sono diversi palestinesi nonchè stranieri in rappresentanza di Organizzazioni non governative. Gli amici palestinesi alzano una foto che mostra Arrigoni al suo arrivo a Gaza nel 2008 con la flottiglia umanitaria ‘Free Gaza’. Tra gli slogan scanditi: ‘Onore a Vittorio, combattente della libertà’ e ‘Vittorio, martire della solidarietà, la Palestina non ti dimentica’.

SI CERCANO I KILLER Sono stati chiusi tutti i valichi di frontiera con Gaza per facilitare la cattura dei quattro salafiti ricercati con l’accusa di aver ucciso il volontario italiano Vittorio Arrigoni. Il governo di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza, ha diffuso oggi le foto dei quattro salafiti ricercati, si tratta di Abdel Rahman Mohammed al-Barizat, il cui nome di battaglia è Mohammed Hassan, di nazionalità giordana, Mahmoud Mohammed Namer al-Salafiti, Mohammed al-Barazat e Bilal al-Omri. Per la polizia di Hamas si tratta di pericolosi criminali.

MADRE: ISRAELE NON LO AVRA’ NEMMENO DA MORTO «Il mio non vuole essere un gesto politico; semplicemente mio figlio avrebbe desiderato così.». Lo ha dichiarato Egidia Beretta, la madre di Vittorio Arrigoni in un’intervista al Corriere della Sera riguardo sulla decisione di far tornare la salma del figlio in Italia senza passare per Israele ma attraverso l’Egitto e il valico palestinese di Rafah. «Gli israeliani non l’hanno mai avuto in simpatia – ha spiegato – lo hanno sempre considerato un soggetto pericoloso e lo avevano anche arrestato e malmenato. Non esprimo giudizi verso nessuno, ma questi sono stati i fatti: chi non ha mai voluto mio figlio da vivo, non l’avrà neanche da morto». «Lui era entrato a Gaza dal valico di Rafah – ha concluso – e da lì tornerà a casa. Noi non andremo laggiù, lo aspettiamo quì anche se non siamo ancora in grado di stabilire quando potranno essere celebrati i funerali a Bulciago».
La fidanzata di Arrigoni, Claudia Milani, è giunta a Gaza per riportare in Italia il corpo del volontario ucciso.

 

 

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