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Il fotovoltaico sul terreno di Sandokan

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La fattoria di Sandokan mette i pannelli solari sul tetto. Non si tratta della versione moderna della fiaba di Salgari, bensì dell’iniziativa promossa da Agrorinasce, consorzio che ha annunciato di voler creare un parco fotovoltaico da 3 megawatt a Ferrandelle, ex proprietà del boss dei Casalesi Francesco Schiavone, detto Sandokan. In quelle terre martoriate dalla camorra, in provincia di Caserta tra Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, si svilupperà il più grande investimento pubblico e privato italiano realizzato su un bene confiscato alle mafie. Un record interessante che per una volta fa ben sperare il Sud. Cifra da stanziare, 16 milioni di euro, pubblici e privati. Il via libera al piano è arrivato nel mese di agosto con un primo fondo concesso dal ministero dell’Interno. In un’area di tredici ettari, come cerchi concentrici nel grano, prenderanno vita tre livelli: un progetto di riconversione dell’ex fattoria in centro di documentazione, educazione ambientale e isola ecologica; un parco fotovoltaico con un investimento di circa 14,5 milioni di euro, di cui 10,5 milioni per lavori. Poi, l’impianto di circa 9 mila alberi di eucalipto, con un finanziamento della Regione Campania.

UN CIRCUITO VIRTUOSO – «Con questo progetto», spiega a Corriere.it Giovanni Allucci, amministratore delegato di Agrorinasce, «vogliamo creare un circuito virtuoso di collaborazione con le imprese private e imprese del settore sociale. Nel giro di una settimana partiranno i primi bandi di gara, tra cui quello per la realizzazione del parco fotovoltaico per il quale ci aspettiamo una grande partecipazione di imprese». Ma non solo. «In caso di successo, non solo avremmo i fondi necessari per finanziare il Centro di documentazione e di educazione ambientale, ma individueremmo altre zone o altri immobili suscettibili di ulteriori investimenti nella produzione di energia da fonte rinnovabile».

DAI RIFIUTI AI PANNELLI SOLARI – La storia dell’azione di recupero a uso sociale dell’ex azienda agricola sequestrata alla camorra non è certo nuova. Dopo vari tentativi falliti, il Comune di Santa Maria La Fossa, nel 2005 aderisce al consorzio Agrorinasce e Ferrandelle diventa oggetto di un preciso progetto dello Stato con il Demanio militare per la realizzazione di un poligono di attività educative. L’obiettivo diventa la realizzazione di una fattoria dei prodotti tipici. Nel 2008, mentre quest’ultima realtà era quasi ultimata, l’allora commissario per l’emergenza dei rifiuti nella Regione Campania, il prefetto Gianni De Gennaro, decide tuttavia di utilizzare la parte assegnata al Demanio militare per localizzare il sito di stoccaggio provvisorio di rifiuti solidi urbani di oltre 500 mila tonnellate, facendo passare alla storia il terreno del boss Schiavone, ormai da anni in carcere, come primo esempio di discarica realizzata su una terra confiscata alla camorra. E se il progetto di coltivazione si ferma, data la presenza di materiali inquinanti, la strada scelta per riqualificare i terreni diventa allora il fotovoltaico.

TERRA ALLA TERRA – Si tratta dunque di un impegno con i cittadini mantenuto. E di un progetto che, oltre a trovare l’unanime appoggio di istituzioni nazionali e locali, potrebbe essere in futuro consolidato grazie alle biomasse e al risparmio energetico. Alla faccia di un boss – Sandokan o Schiavone che dir si voglia – che alla sua terra non ha mai restituito nulla, se non sangue e polvere.