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G8 gratis, no grazie

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Avrebbero dovuto risparmiare 327 milioni. Avrebbero potuto destinare ad altro i soldi pubblici bruciati in cantieri, adeguamenti e follie. Oltre alle indennita’ di missione e gli incarichi speciali per le strutture di Guido Bertolaso e Angelo Balducci, ora indagati per corruzione: il capo della Protezione civile a piede libero, l’ex soggetto attuatore in carcere dal 10 febbraio. Avrebbero, forse, evitato all’Italia l’ennesima fotografia di un Paese marcio fin dentro le procedure di spesa. Perche’ quello che e’ stato fatto sull’isola della Maddalena, con la scusa del G8, avremmo potuto costruirlo senza sborsare nemmeno un centesimo a carico dello Stato e della Regione Sardegna.

Questa e’ la storia di un progetto privato italofrancese che voleva trasformare l’Arsenale in grande polo turistico. Un progetto approvato con la firma di un protocollo di intesa il 29 luglio 2004, governo di Silvio Berlusconi, dall’Agenzia industrie difesa del ministero. E cestinato il 18 gennaio 2008, governo di Romano Prodi, con una lettera del capo di gabinetto del ministro della Difesa, Arturo Parisi. Quel giorno, un venerdi’, il generale di corpo d’armata degli alpini, Biagio Abrate, comunica al consorzio italofrancese che “le ipotesi esplorate nel recente passato con codesta societa’ da parte dell’Agenzia industrie difesa sono considerate superate dagli eventi e, pertanto, non piu’ perseguibili”.

Gli “eventi” sono la scelta di consegnare la proprieta’ dell’Arsenale alla Regione Sardegna e la decisione di organizzare il G8, poi trasferito da Berlusconi e Bertolaso a L’Aquila praticamente al termine dei lavori sull’isola della Maddalena. Il consorzio privato Sviluppo Sardegna nel 2009 presenta una richiesta di risarcimento danni al ministero della Difesa e al dipartimento della Protezione civile: 50 milioni di euro per i progetti, le relazioni, le fidejussioni e il lavoro prodotti. La richiesta, inoltrata come “atto stragiudiziale di diffida e messa in mora”, verra’ riformulata nei prossimi giorni con l’avvio di una causa civile. Un nuovo seguito giudiziario per le opere della Maddalena, su cui grava anche la sentenza del Tar del Lazio dopo la decisione dell’ufficio di Bertolaso di assegnare la gestione dell’Arsenale alla Mita Resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Un contratto scontato a 31 milioni una tantum versati alla Protezione civile e appena 60 mila euro all’anno di canone alla Regione Sardegna per 40 anni.

Il progetto preliminare della cordata italofrancese rivela fin dalle prime pagine la differenza tra quanto lo Stato e la Regione avrebbero risparmiato e quanto hanno invece speso e continueranno a perdere fino al 2049. L’interesse di Sviluppo Sardegna, a cui partecipa la societa’ francese Spada specializzata nella costruzione di porti, sono proprio i 600 posti barca dell’Arsenale. Quanto possono rendere e’ scritto nella prima pagina, al capitolo ‘Il porto turistico’, nel dossier finanziario del progetto coordinato dall’architetto Luigi Cosseddu: “La costruzione comportera’ la concessione dei posti barca con ritorno totale di euro 126.254.194 tasse escluse e ripartito dal 2006 al 2008”. Potrebbero essere questi i ricavi gia’ nei primi due anni della Mita Resort di Emma Marcegaglia a fronte di una spesa per 40 anni di concessione di 33 milioni e 400 mila euro (31 milioni una tantum e 60 mila euro di canone annuo).

“Nel 2004 chiedevamo al ministero della Difesa la concessione per trent’anni del porto e di tutte le strutture”, spiega Serafino Cosma Musu, rappresentante in Sardegna del progetto italofrancese: “In cambio la societa’ si impegnava a finanziare e a ricostruire tutto l’Arsenale, comprese le caserme non toccate dal piano per il G8 e il lungomare. Oltre alle strutture del porto turistico, avremmo realizzato alberghi, residence, appartamenti, negozi e un’area cantieristica per yacht e barche a vela piu’ una porzione riservata alla Marina militare. Solo per la costruzione della zona del porto era prevista una spesa di 42 milioni. L’esperienza dei nostri partner francesi insegna che quando sono gestite bene, le concessioni dei posti barca e dell’indotto immobiliare nei porti turistici possono ripagare su lunghi periodi anche investimenti impegnativi come il nostro”. Secondo il protocollo di intesa, il nuovo Arsenale sarebbe stato gestito da una societa’ mista composta all’80 per cento da Sviluppo Sardegna e al 20 per cento dall’Agenzia industrie difesa, con capitale sociale di 100 milioni. E una clausola: “Al termine dei 30 anni l’Arsenale tornera’ nelle disponibilita’ dell’Agenzia industrie difesa nello stato di fatto in cui si trovera’, comprese le opere realizzate”.

Quando il governo Prodi decide di portare il G8 alla Maddalena, il progetto viene adeguato alle nuove esigenze. Il prezzo dell’operazione sarebbe passato cosi’ da 586 a 694 milioni, sempre a carico dei privati. “Il costo totale del nostro progetto e’ superiore perche’ riguarda tutta l’area dell’Arsenale e non soltanto la parte che si affaccia sul porto turistico, come e’ stato fatto per il G8. Noi non facevamo nulla gratis: ci avremmo guadagnato nella gestione trentennale degli affitti, delle concessioni, del mercato immobiliare. Ma lo Stato avrebbe avuto un risultato migliore a costo zero. Un paragone puo’ essere fatto con i costi di costruzione al metro quadrato. I nostri, anche considerando un 20 per cento di incremento per l’urgenza del G8, non superavano mai i duemila euro al metro”. Il sistema Bertolaso-Balducci ha invece stimato l’urgenza con un incremento di soldi pubblici versati alle imprese del 57 per cento. E un costo al metro quadro che meriterebbe qualche ulteriore indagine: 4.345 euro.

Il progetto, poi bocciato, prevede anche l’assunzione di tutti i dipendenti dell’Arsenale militare rimasti senza lavoro. E rivela che al momento in cui la gestione degli appalti per il G8 viene affidata al capo della Protezione civile, oltre a quello italofrancese esistono altri quattro i progetti: “Tra questi, il Gruppo Colony Capital, proprietario della Costa Smeralda, e il gruppo dell’Aga Khan, che intendeva riprendere con la Maddalena i discorsi turistici interrotti in Sardegna… Apparivano piu’ articolati il progetto della Regione Sarda (un acquario, istituti di ricerca, comunque a basso profitto) e quello del Gruppo Ligresti, attraverso l’immobiliare Lombarda (realizzazione e vendita di assets, ma d’incerta garanzia di redditivita’ nel tempo, almeno per l’economia dell’isola)”. Tutti progetti che pero’ hanno qualche difetto: non sfruttano i finanziamenti pubblici dei decreti d’urgenza, sono a scatola chiusa e per questo non possono essere assegnati agli amici degli amici.