Fukushima: il direttore della centrale disobbedì ed evitò l’apocalisse | Non Sprecare
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Fukushima: il direttore della centrale disobbedì ed evitò l’apocalisse

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In questi giorni, un team internazionale di 11 attivisti di Greenpeace ha scalato il Monte Fuji, per portare sulla vetta i messaggi di solidarietà alle vittime dell’incidente nucleare di Fukushima raccolti in tutto il mondo attraverso twitter (guarda la fotogallery dell’impresa).

La situazione in Giappone, al momento, è ancora critica: alti livelli di radioattività sono stati rilevati nelle zone di evacuazione intorno alla centrale nucleare con un picco accertato di 470 millisevert/anno nella città di Futaba. Secondo le ultime rilevazioni del ministero dell’Ambiente, che si riferiscono al periodo 7 novembre 2011 – 16 gennaio 2012, i valori sarebbero oltre i 50 millisievert/anno (la dose di radiazioni annua limite in Usa).

Una situazione allarmante che, secondo quanto riportato da una recente indagine pubblicata dal New York Times e riportata su Dagospia, avrebbe potuto essere mille volte peggiore. «Abbiamo scampato la catastrofe per un soffio» ha affermato il signor Funabashi, fondatore della Rebuild Japan Initiative Foundation.

Lo studio è stato condotto per l’ente indipendente da un team di 30 persone tra professori universitari, avvocati e giornalisti e si è basato sulle interviste di più di 300 persone, tra cui i controllori della centrale e i funzionari del governo.

Nelle oltre 400 pagine del dossier si legge che durante le fasi più delicate della crisi nucleare in Giappone il governo abbia valutato la possibilità di evacuare Tokyo e che le proporzioni del disastro avrebbero potute essere ancora più ampie rispetto a quanto poi realmente accaduto.

Nelle ore successive all’incidente nucleare di Fukushima ci furono importanti telefonate tra gli alti funzionari del governo di Naoto Kan e il direttore della centrale, Masao Yoshida. Ma, al contrario di quanto successo nel caso della Costa Concordia tra i capitani Schettino e De Falco, Yoshida comunicò al governo di essersi rifiutato di obbedire alla Tepco (società cui era affidata la gestione dell’impianto) che gli ordinava di non utilizzare l’acqua del mare per raffreddare il reattore numero quattro, il più danneggiato, e di evacuare completamente la centrale.

Se Yoshida non avesse disobbedito le conseguenze del disastro avrebbero potuto essere ben peggiori: i reattori avrebbero potuto esplodere, rilasciando una scarica di radiazioni tale da raggiungere le altre centrali nucleari della zona e innescare una reazione a catena. «Avremmo perso Fukushima Daini, e poi Tokai. E se questo fosse accaduto, sarebbe stato logico pensare che avremmo perso anche Tokyo» ha detto il Yuki Edano, esponente del partito democratico giapponese, riferendosi ad altri due impianti nucleari.

 Virgilio Go Green

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