Francis Kéré, 61 anni, è forse oggi la figura più interessante nell’universo dell’architettura. Nato e cresciuto in piccolo villaggio del Burkina Faso, uno dei paesi più poveri del mondo, ha dato spazio a un’architettura che lui stesso definisce “secondo natura”. Rispettosa del territorio, della cultura e delle tradizioni delle comunità locali (che vengono coinvolte nei progetti), e capace di utilizzare soltanto materiali naturali.
Così Kéré è diventato una figura internazionale soprattutto per questi motivi:
- Architettura sociale e sostenibile: usa terra compressa, argilla, legno e ventilazione naturale per creare edifici adatti al clima africano senza dipendere da tecnologie costose.
- Coinvolgimento della popolazione locale: spesso gli abitanti partecipano direttamente alla costruzione, imparando competenze utili e riducendo i costi.
- Qualità estetica e innovazione: i suoi progetti non sono solo “economici”, ma anche eleganti, luminosi e climaticamente intelligenti.
- Impatto educativo e civile: molte delle sue opere sono scuole, biblioteche, centri sanitari e spazi pubblici.
Il progetto che lo ha reso celebre è la scuola primaria di Gando, il suo villaggio natale in Burkina Faso. L’edificio, completato nel 2001, usa mattoni di terra locale e un tetto progettato per raffrescare naturalmente gli ambienti nel caldo estremo del Sahel. Con questo progetto vinse l’Aga Khan Award for Architecture nel 2004.
Nel 2022 ha ricevuto il prestigioso Pritzker Architecture Prize, spesso considerato il “Nobel dell’architettura”. È stato il primo architetto originario del Burkina Faso a vincerlo.
Tra le sue opere più note ci sono:
- il Serpentine Pavilion 2017 a Londra;
- il Parlamento del Benin (progetto);
- scuole e centri comunitari in diversi paesi africani;
- installazioni e padiglioni in Europa e negli Stati Uniti.
Nel 2026 Kéré è stato inserito da National Geographic tra i “33 changemakers” dell’anno, cioè le personalità considerate più influenti nel cambiamento sociale e culturale.
Sempre nel 2026 si è parlato molto del suo libro-progetto Francis Kéré: Building Stories, dedicato alla sua idea di “architettura comunitaria”: costruire insieme agli abitanti, usando materiali locali e tecniche climatiche sostenibili. e Kéré ha curato il progetto del museo virtuale dell’UNESCO dedicato alle opere d’arte rubate o trafugate. Kéré ne ha progettato l’architettura digitale ispirandosi alla forma del baobab africano.
Fonte immagine di copertina: La Repubblica
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