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Energia pulita ma contestata

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Jacopo Giliberto

Le contestazioni riguardano soprattutto le centrali elettriche. E, sorpresa, coinvolgono quelle alimentate con fonti "pulite" di energia: il 71% degli impianti contrastati tra quelli elettrici riguarda le rinnovabili, come i pannelli solari o i "ventilatori" eolici.
Questo è forse il dato più caratteristico delle opposizioni alla realizzazione di nuove istallazioni che emerge dall’edizione 2011 del Nimby Forum, il censimento condotto dall’associazione Aris e che viene presentato il 14 aprile a Roma.
La "sindrome nimby" è l’opposizione locale alla costruzione di impianti e deriva dalla sigla inglese not in my back yard, non nel mio cortile. Negli anni passati destavano maggiori contenziosi locali gli impianti di gestione e smaltimento dei rifiuti (basti pensare alle contestazioni drammatiche in Campania) e le grandi infrastrutture (è il caso della linea Tav ad alta velocità). Ora l’attenzione dei comitati locali si concentra sulle centrali elettriche, quelle "ecologiche" in primo luogo.
Cambiano anche i contestatori. Una volta erano i soliti comitati locali di opposizione. Comitati spontanei. Oggi no. La contestazione a un progetto nasce sempre più spesso dall’agone politico. Dal partito di opposizione, come vuole la regola del dibattito, ma sempre più spesso cavalcano le contestazioni il sindaco o l’assessore, sensibilissimi al mutare dell’umore elettorale. Con effetti schizofrenici, quando uno stesso partito assume su scala regionale o nazionale una posizione favorevole al progetto ma le articolazioni locali del partito si mettonop di traverso.
E non c’è un "partito del fare" e un "partito del no". Quando si tratta di assecondare il consenso, qualunque politico è pronto alla protesta.
Dal punto di vista territoriale, spiccano il Triveneto e la Lombardia, forse perché – motore economico del paese – in queste regioni si concentra la maggior parte degli investimenti, e quindi delle realizzazioni.
Un altro fenomeno è il rafforzarsi dei social network e della rete. Resistono le forme di comunicazione classica (i manifesti, i comunicati stampa spediti a giornali locali e televisioni), ma stanno assumendo un ruolo più forte le "condivisioni" tramite Facebook oppure le informazioni tramite siti web. E non sono più solamente i contestatori a generare informazione: anche le aziende, sebbene con timidezza, cominciano a preferire l’intervento pubblico rispetto alla tradizionale consuetudine del subire in silenzio.
L’osservatorio media Nimby Forum dal 2004 censisce il fenomeno delle contestazioni territoriali alle opere di pubblica utilità e agli insediamenti industriali in Italia. La base dei dati è la comunicazione, cioè quello che è uscito su giornali e televisioni, ma anche su altri mezzi di comunicazione. L’edizione 2011 ha censito tutto quello avvenuto l’anno scorso dal 1° gennaio al 31 dicembre.
Si scopre così che i contenziosi locali sono cresciuti del 13% in un anno, arrivando a 320 casi, un decimo dei quali sono contestati da anni. Il comparto elettrico si conferma per il secondo anno consecutivo il settore più contestato; restano stabili, seppur con leggeri scostamenti, le posizioni successive con il comparto dei rifiuti in seconda posizione (32,5%), seguito da infrastrutture (5,3%) e impianti industriali (4,1%). Significativo l’aumento delle proteste che riguardano centrali a biomasse, impianti eolici, fotovoltaici e centrali idroelettriche: il 71,5% degli impianti contestati nel settore elettrico è riconducibile a progetti alimentati a fonti rinnovabili.
In generale, tra le motivazioni alla base delle contestazioni, l’impatto sull’ambiente (24,6%) rimane la prima causa di contestazione, seguita dagli effetti sulla qualità della vita (19,4%) e dalla carenza di coinvolgimento (18%).