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Sanità corrotta, in Italia si ruba in una Asl su tre. E il 77 per cento dei manager lo sa

La denuncia arriva dal presidente dell’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone. Uno spreco di 6 miliardi di euro l’anno. Bisogna subito centralizzare gli acquisti a livello regionale, come ha fatto l’Emilia Romagna.

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COSTI DELLA CORRUZIONE IN SANITÀ –

In Italia si ruba in una Asl su tre. E il 77 per cento dei manager della sanità pubblica ritengono che all’interno della loro struttura ci sia l’ombra delle tangenti. Non sono numeri estratti a sorte, ma arrivano dalla fonte più autorevole in materia: l’Autorità nazionale Anticorruzione, presieduta dal magistrato Raffaele Cantone.

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CORRUZIONE NELLA SANITÀ ITALIANA –

Queste statistiche, purtroppo, non fanno altro che confermare quanto abbiamo già scritto più volte: il servizio sanitario nazionale è inquinato, profondamente, nelle viscere, dal virus della corruzione. E a parte il prezzo, lo spreco, calcolato nell’ordine dei 6 miliardi di euro l’anno e pagato di fatto dai contribuenti, ci sono i servizi scadenti, i malati in lista d’attesa abbandonati nelle barelle, le attese di mesi per un intervento, gli ospedali in corto circuito.

Dice Cantone: «La Sanità in Italia è diventata il terreno di scorribande da parte di delinquenti di ogni risma». Il motivo è chiaro, visto che si tratta di una torta annuale di 110 miliardi di euro da spartirsi, tra appalti, forniture e prestazioni sanitarie. Una cifra pari al 7 per cento di tutto il pil, in linea con la spesa sanitaria dei paesi dell’Ocse. Dunque: spendiamo molto e rubiamo troppo.

COME COMBATTERE LA CORRUZIONE NELLA SANITÀ IN ITALIA –

Spezzare questa catena non è un’operazione che può farsi in poco tempo. Ma servono segnali forti. Con meccanismi più semplici e più trasparenti nella palude delle forniture, dove c’è il cuore della corruzione, se pensate che in media, per i soli dispositivi sanitari, ogni ospedale spende qualcosa come 110 milioni di euro l’anno. Che fare? Innanzitutto creare delle centrali di acquisto su base regionale, che accorpino più Asl e più ospedali. Meno centri di acquisto, significa minori possibilità di imbrogli e più risparmi, in termini di contrattazione con i fornitori, nella spesa. Una mossa che deve essere imposta a tutte le regioni, sull’esempio di chi ha già sperimentato con successo questo modello, come l’Emilia Romagna.

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