Il conto corrente gratuito è previsto, ma le banche non lo dicono

Eppure esiste da 10 anni. Conclusione: pochissimi italiani lo sfruttano, e gli altri sprecano i loro soldi

Smartphone e laptop con interfacce bancarie, euro e calcolatrice su una scrivania

Se provate a fare un sondaggio tra amici e conoscenti, con due domande precise (“Conosci il conto corrente gratuito?” “E lo hai?”) farete una bella scoperta: gli italiani non conoscono l’esistenza di questo strumento, sprecano molti soldi con i costi dei loro conti, e le banche fanno di tutto per nascondere questa opportunità.

Eppure dal 2016 esiste il conto base, a costo zero, al quale possono accedere cittadini con ISEE basso, inferiore a 11.600 euro all’anno, e chi riceve una pensione fino a 18.000 euro lordi annui. Se avete un reddito più alto, potete comunque richiedere il conto base ma la banca vi farà pagare un canone annuo fisso (di solito tra i 24 e i 30 euro all’anno). Questo canone deve comunque essere per legge a un prezzo “ragionevole” e deve includere un numero prefissato di operazioni base. L’intero pacchetto di proposte, che consentirebbe ai clienti-correntisti di non sprecare diversi soldi all’anno, viene occultato dalle banche, tra le pieghe di qualche pagina online. E sono le stesse banche che martellano i clienti con proposte dichiarate di volta in volta “molto convenienti” per i correntisti.

Persona controlla il conto corrente sul laptop con ricevute e carta bancaria sul tavolo

Una legge ragionevole, su misura per persone che non hanno grandi patrimoni e grandi redditi, che però non fa strada, e qui i conti non tornano. A dieci anni dall’introduzione, il conto di base non fa numeri: secondo la Banca d’Italia erano solo 180 mila i rapporti aperti nella Penisola a fine 2025. Una tendenza fotografata anche dalle cifre diffuse dalla Commissione europea, con i dati (aggiornati al 2023) che mostrano come Roma si posizionerebbe parecchio indietro rispetto a diversi paesi dell’Unione. Dal 2016, anno di inizio delle rilevazioni, erano stati aperti in Italia circa 108 mila rapporti con queste caratteristiche: numero molto inferiore rispetto a Germania (1,2 milioni), Svezia (1,2 milioni), Irlanda (446mila), Francia (320mila). Peggio farebbero Spagna (103mila) e Polonia (74mila).

Davvero strano, e segnale di spreco: in Italia ci sono 100mila rapporti base a costo zero, e in Germania sono più di un milione! O dobbiamo pensare che in Germania ci sono molte più persone in difficoltà rispetto all’Italia?

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