I droni sono diventati decisivi per salvare le balene

Consentono il monitoraggio h24. proteggono le balene dalle navi. Rilevano e trasmettono dati sulle situazioni critiche e su eventuali problemi legati all'inquinamento

Come salvare le balene
I droni stanno diventando strumenti fondamentali per proteggere le balene, grazie alla loro capacità di raccogliere dati in modo sicuro, preciso e non invasivo. Ecco i principali modi in cui vengono utilizzati:
  • Monitoraggio e censimento della specie.  I droni permettono di sorvolare ampie zone oceaniche senza disturbare gli animali. Con fotocamere ad alta risoluzione e sensori, si possono contare balene e megattere, osservare le loro migrazioni e stimare le dimensioni delle popolazioni. Questo è molto più sicuro e meno costoso rispetto alle imbarcazioni tradizionali.
  • Registrazione dei comportamenti.  I droni possono registrare comportamenti come la riproduzione, l’alimentazione o il socializing. Questi dati aiutano i ricercatori a capire le esigenze ecologiche delle balene e a identificare eventuali stress ambientali, e intervenire quando si è ancora in tempo.
  • Rilevamento delle ferite e dell’inquinamento.  Grazie ai droni equipaggiati con fotocamere termiche o multispettrali, è possibile rilevare ferite, cicatrici da reti da pesca o segni di malattie. Possono anche raccogliere campioni di escrementi a distanza, senza bisogno di avvicinarsi troppo. Questi campioni servono per analizzare ormoni, stress e contaminanti chimici.
  • Protezione dalle navi.  Alcuni droni vengono utilizzati per monitorare le rotte di navigazione e avvisare le navi se si avvicinano a gruppi di balene, riducendo il rischio di collisioni.
  • L’uso dei droni nella ricerca scientifica.  Droni più sofisticati possono mappare il battito cardiaco o le dimensioni corporee delle balene dall’alto, usando fotogrammetria e intelligenza artificiale, senza bisogno di catturare o disturbare gli animali.

Il progetto internazionale CETI utilizza droni per posizionare in modo non invasivo speciali tag biologici sulle balene spermatozoi, raccogliendo così informazioni su battito cardiaco, profondità di immersione e orientamento senza stressare gli animali come accade con i metodi tradizionali dal mare.

Nel 2026 è iniziato il test di nuovi strumenti basati su droni per aiutare a liberare balene intrappolate in detriti o reti marine nell’area delle isole Hawaii.  Questi strumenti offrono modi più sicuri e meno invasivi per intervenire nelle emergenze rispetto all’approccio diretto da barca.  Il lavoro sul campo rappresenta la prima applicazione pratica di attrezzature sviluppate grazie a una collaborazione pluriennale con Ocean Alliance, con il supporto e la supervisione di NOAA Fisheries.

Un’iniziativa transfrontaliera (Italia‑Francia) dedicata ad aumentare la sicurezza della navigazione e tutela delle specie marine vulnerabili, come balenottere e capodogli nel Tirreno e nel Santuario Pelagos (che include anche le acque toscane).
prevede l’utilizzo di  droni aere per osservare dall’alto i cetacei, per mappare fenomeni oceanografici come fronti di corrente, e per integrare dati con sensori termici e biologici raccolti da imbarcazioni e modelli predittivi. Le informazioni ottenute aiutano a identificare aree a rischio di collisione tra navi e cetacei e a condividere avvertimenti con le autorità marittime e i diportisti. I dati raccolti vengono poi integrati nei database scientifici e nei sistemi di alert per migliorare il coordinamento tra Capitaneria di Porto, Guardia Costiera e istituti di ricerca. 
Infine, gruppi di ricerca presso istituzioni come il New England Aquarium e il Woods Hole Oceanographic Institution stanno usando droni per monitorare la salute delle balene franche del Nord Atlantico, una specie gravemente in pericolo. I droni documentano condizioni corporee e comportamento senza disturbare gli animali.

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