Delfini mutilati: la strage in Sardegna | Non sprecare
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Delfini mutilati: la strage in Sardegna

Tutto per ricavare il mosciame, un filetto della sua carne la cui vendita è vietata dal 1989. Anche perché contiene mercurio

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Una strage silenziosa, uno spreco assurdo: tutto compiuto sotto i nostri occhi, nell’assoluta illegalità. In Sardegna è sempre più frequente la mutilazione dei delfini, per ricavare il famoso mosciame, un filetto di carne essiccata venduta, illegalmente, a otre 200 euro al chilo.

DELFINI MUTILATI

La mutilazione dei delfini avviene in luoghi nascosti per sfilettarli e poi tirare fuori il mosciame. Quando resta soltanto lo scheletro del cetaceo, o viene gettato a mare oppure abbandonato sulla spiaggia. Ed è stato così che alcune carcasse di delfini sono state ritrovate. Prima nella splendida insenatura La Scaletta Siniscola, con immagini eloquenti pubblicate sulla pagina Facebook della clinica veterinaria Duemari. Poi, a ripetizione, nel golfo di Orosei, in provincia di Nuoro.

MOSCIAME VENDITA VIETATA

Il mosciame, ovvero il filetto del delfino, è un prodotto alimentare la cui vendita è vietata da una legge che risale al 3 maggio del 1989. Nonostante questo, il commercio del mosciame è molto florido, anche perché il filetto del delfino appartiene alla tradizione culinaria della Liguria e della Sardegna. Tanto che la parola deriverebbe dal dialetto ligure “muscio”, che indica appunto una persona dai gusti difficili. Oltre che fare un acquisto illegale, chi compra il mosciame fa anche una cosa molto pericolosa. La carne dei delfini contiene il mercurio, e anche in significative quantità. E ciò la rende assolutamente sconsigliabile da portare a tavola.

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