Abiti usati: quanti ne sprechiamo e come riciclarli nel modo milgiore
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Abiti usati: quanti ne sprechiamo e come riciclarli

Un terzo del nostro guardaroba non lo abbiamo mai utilizzato. Eppure ci sono dietro l'angolo parrocchie, associazioni e negozi della solidarietà. Pronti a raccogliere i nostri capi

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Da un lato il riciclo creativo o la vendita in qualche mercatino (anche online), dall’altro il dono puro e semplice. Tutto tranne lo spreco. Basta davvero poco per evitare lo scandaloso sperpero di indumenti che facciamo ogni anno, lasciando nei nostri guardaroba indumenti mai utilizzati, che potrebbero rendere felice qualcuno.

COME RICICLARE GLI ABITI USATI

Ogni anno ci ritroviamo con le mani nell’armadio a dover organizzare i cambi di stagione: il momento nel quale ci rendiamo cinto che circa un terzo del nostro guardaroba non lo utilizziamo neanche per un giorno. E ogni anno ci accorgiamo che sono veramente tantissimi gli abiti che ci hanno stancato, che magari ormai sono fuori moda o che non ci entrano più, e la tentazione di buttarli via o bruciarli è veramente quasi irresistibile.Ma se invece di buttarli li riciclassimo in maniera creativa? Oppure se li donassimo ai poveri?

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RICICLO CREATIVO ABITI USATI

Basta poco per trasformare i maglioni che non usate più in dei bellissimi copri tazzine, in comodi scalda mani e berretti o addirittura in una lampada. Camicie lise e calze rotte, invece, possono rivelarsi fondamentali per le pulizie domestiche. Le vecchie t-shirt possono diventare dei personalissimi bikini. Persino i bottoni possono essere riutilizzati per creare delle fantastiche tende o degli originalissimi cuscini, e con le calze di lana potrete creare dei meravigliosi tappeti. Se poi avete pile di jeans che non mettete più perchè ormai fuori moda, potete tagliarli e farne dehli shorts, creare delle capienti borse oppure dipingerli con la tecnica degli stencil in stile tatuaggi old school.

DOVE VENDERE ONLINE ABITI USATI

Se invece avete proprio la necessità di liberare il vostro armadio per mancanza di spazio, il web è pieno di siti dove poter vendere l’usato: oltre al famoso Ebay, esiste un’altra App che è sempre più di moda tra le fashion blogger. Stiamo parlano di Depop, grazie alla quale potete caricare le foto dei capi che volete vendere, modificarle con i relativi filtri e aspettare che qualcuno interessato vi contatti privatamente. Ma non è l’unica app per la compravendita dell’usato: quelli più in voga attualmente sono Shpock, che è consigliato per chi cerca qualcosa di vintage, ed Etsy, amato soprattutto dalle giovanissime.

Anche la piattaforma social Facebook è un “luogo” ideale dove poter vendere o barattare i vostri articoli, iscrivendovi a dei gruppi nati proprio per questo motivo, come ad esempio Svuota l’armadio. Questo gruppo è stato creato nel 2013 da Federica Romanazzi, con l’intento di aiutare tutte le ragazze vendere o scambiare i propri abiti, rigorosamente di seconda mano a prezzi bassi. Oggi Svuota l’armadio conta più di 80.000 membri ed è sicuramente uno dei gruppi più grandi.

PER SAPERNE DI PIÙ: Abiti low cost, come fa un vestito a costare soltanto 7 euro? Ci possiamo fidare?

COME DONARE GLI ABITI USATI?

La donazione è indubbiamente l’alternativa più nobile, ma bisogna fare attenzione: se gli abiti di cui avete intenzione di disfarvi sono davvero in cattivo stato, è meglio riciclarli in un altro modo. Lavate quindi quelli più “nuovi” e informatevi sui punti di raccolta della vostra zona. Di solito per le strade ci sono dei cassonetti di colore giallo che servono proprio per la raccolta degli abiti. Vengono poi ritirati dalle cooperative sociali, come ad esempio la Caritas, e trasferiti nei centri di smistamento. La raccolta dai cassonetti permette alle cooperative di dare lavoro a persone in situazione di disagio e svantaggio sociale. Una volta giunti nei vari centri, entrano in gioco le associazioni che controllano e selezionano i capi. Gli abiti ancora in buono stato vengono poi rivenduti nei mercatini dell’usato, quelli non più utilizzabili vengono, invece, avviati al riciclo per la produzione di tessuti nuovi.

Esistono inoltre dei negozi della solidarietà presenti in molte città italiane, dove è possibile donare i propri vestiti e farli “acquistare” senza l’utilizzo del denaro da chi è più sfortunato. Qui la lista dei punti vendita.

negozi solidali

PER APPROFONDIRE: Raccolta abiti usati, i clan ci hanno messo le mani sopra. Ma noi siamo più forti (foto)

ASSOCIAZIONI PER DONARE ABITI USATI 

Vi sono delle associazioni che, tra le tante attività svolte, si occupano specificamente anche della raccolta e dello smistamento degli abiti usati. Prendendo contatto con loro dovreste avere la sicurezza che il vostro dono non vada sprecato.
Croce Rossa Italiana. Ha dei punti di raccolta fissi, in diverse zone, epr esempio delle grandi città. Poi ci sono le raccolte straordinarie. previste dal calendario nel corso dell’anno oppure in presenza di situazioni d’emergenza come la guerra in Ucraina.
Comunità di S.Egidio.Anche la Comunità di S. Egidio è impegnata in prima fila per l’assistenza ai poveri. Lungo due direttrici: aiuti in loco (per esempio alle stazioni dove dormono diversi senza tetto) o con accoglienza dei poveri nelle case della Comunità destinate a questo servizio. In entrambi i casi servono abiti e indumenti di qualsiasi genere, e tanti.
Caritas. Tutti gli abiti e gli indumenti donati alla caritas vengono igienizzati, puliti e sistemati prima di essere donati alle famiglie bisognose attraverso la rete delle parrocchie o direttamente con lo smistamento nei Centri Caritas.
Humana People to people. Ci sono 1.200 comuni in Italia che hanno fatto una convenzione con questa organizzazione umanitaria presente in diversi paesi del mondo. Ai donatori vengono date scatole di cartone per contenere indumenti, accessori, abiti, oggetti per la casa. Poi tutto viene portato nei centri di smistamento, e gli oggetti vengono divisi in due categorie. Una parte viene regalata direttamente alle famiglie bisognose, un’altra parte viene messa in vendita e con il ricavato si finanziano progetti umanitari.

SWAP PARTY

Ma il movimento degli abiti che vivono due volte non si ferma alla raccolta differenziata. A New York sono molto frequenti i cosiddetti swap party, incontri dedicati al mondo femminile e basati sul baratto. Una sorta di cambio d’armadio low cost che si sta diffondendo anche in Italia, dove il cosiddetto “second hand” non è più oggetto di pregiudizi come una volta. Sono in netto aumento, infatti, i punti vendita e gli eventi vintage.

RACCOLTA ABITI USATI

Nonostante la Legge Ronchi nel 1994 ne abbia sancito il trattamento come rifiuti riciclabili, solo il 12% dei rifiuti tessili lo è. “In Europa si acquistano in media 15/20 chili di abiti l’anno, in Italia 14. Sempre in Europa si riescono a recuperare circa 7 chili, ma la media italiana è molto più bassa, circa 1,3: l’obiettivo è aumentare il tasso di raccolta, arrivare almeno a 5”, così Edoardo Amerini, presidente di Conau ha spiegato la questione recupero sottolineando, anche i vantaggi ambientali del riciclo di abiti usati: “è dimostrato che con la raccolta di un chilo di stoffa si riduce l’emissione di Co2, il consumo di acqua, l’uso di fertilizzanti e pesticidi. Se in Italia si riuscisse a passare dalle attuali 80 tonnellate di abiti raccolti alle 240, si risparmierebbero 36 milioni di euro sullo smaltimento di rifiuti”.

QUANTO DURANO I VESTITI?

Mentre noi conserviamo abiti che non usiamo, lasciandoli marcire negli armadi invece di regalarli, l’industria globale dell’abbigliamento ha compiuto il suo miracolo da obsolescenza programmata, tipo quella degli elettrodomestici. Negli ultimi 15 anni la produzione è raddoppiata (ricordiamo che per realizzare un jeans, per esempio, servono 11 mila litri di acqua), e così i fatturati, mentre la durata media dei capi si è dimezzata. E’ l’economia dello spreco, bellezza.

LA SECONDA VITA DI STOFFE DESTINATE AL SECCHIO DELLA SPAZZATURA:

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