Come riconoscere i coloranti alimentari sicuri

Le sigle da controllare e le avvertenze per i bambini. Per stare sicuri bisogna leggere l’etichetta e distinguere tra sostanze autorizzate, limitate e vietate.

Controllo dell’etichetta per riconoscere i coloranti alimentari sicuri

I coloranti alimentari sono molto usati innanzitutto per catturare l’attenzione e l’interesse dei consumatori, secondo l’antico adagio in base al quale “l’occhio vuole la sua parte”. Così caramelle, snack, ma anche salse e dolciumi assumono quel colore che influenza il modo con il quale percepiamo un cibo (il rosso, per esempio, è associato alle fragole; il verde alla menta; l’arancione all’arancia, e così via). Non sono poche le perplessità che periodicamente vengono sollevate sui coloranti artificiali. Ma come possiamo stare tranquilli? In quale modo si legge correttamente l’etichetta? E quali sono i più sicuri?

A che cosa servono

Caramelle, bevande e snack preparati con coloranti alimentari

I coloranti vengono aggiunti agli alimenti per conferire una tonalità che non possiedono, intensificare quella naturale oppure compensare il colore perso durante la lavorazione, la cottura e la conservazione. Succhi di frutta, confetture, gelati e salse, per esempio, possono diventare meno vivaci dopo i trattamenti industriali.

La loro funzione è soprattutto estetica e commerciale. Un colore intenso rende il prodotto più riconoscibile, suggerisce un determinato gusto e può aumentare il desiderio di acquistarlo. Non serve invece a migliorare il valore nutrizionale dell’alimento e neppure a renderlo più fresco.

La presenza di un colorante non indica automaticamente un rischio. Nell’Unione europea possono essere utilizzate soltanto le sostanze autorizzate, nelle categorie alimentari e nelle quantità previste dalla normativa. Il problema nasce soprattutto con il consumo frequente di prodotti molto lavorati, nei quali colori, aromi, zuccheri e altri additivi possono sommarsi. Per questo è utile limitare i cibi ultra-processati, senza concentrare l’attenzione su una singola sostanza.

Un colore particolarmente brillante non dimostra da solo che il cibo sia pericoloso. Rappresenta però un invito a controllare la lista degli ingredienti, soprattutto nel caso di caramelle, bibite, snack, glasse, decorazioni per dolci e prodotti destinati ai bambini.

Quali sono i prodotti senza coloranti

Il modo più semplice per ridurre l’esposizione consiste nello scegliere alimenti freschi o poco trasformati. Frutta, verdura, legumi, cereali, uova, carne e pesce non lavorati conservano il proprio colore senza bisogno di additivi.

Anche le versioni tradizionali di pane, pasta, riso, zucchero, miele, latte, olio e altri prodotti di base generalmente non richiedono coloranti. Alcune categorie sono inoltre soggette a divieti o forti limitazioni, proprio per evitare che il colore possa ingannare il consumatore sulla qualità e sulla freschezza.

Per capire se un prodotto confezionato ne è davvero privo, non bisogna fermarsi alla scritta frontale. La dicitura “senza coloranti aggiunti” può accompagnare un alimento che contiene concentrati di barbabietola, carota, curcuma, paprika o altri ingredienti capaci di modificarne naturalmente l’aspetto. Queste sostanze possono essere indicate come normali ingredienti e non come additivi.

La conferma arriva quindi dalla lista completa: se non compaiono la parola “colorante”, il nome di una sostanza colorante o una sigla della relativa categoria, il prodotto non contiene coloranti usati come additivi. Un aspetto realistico e coerente con il gusto resta un buon indizio. Anche per riconoscere un buon gelato artigianale, per esempio, è preferibile diffidare di tonalità troppo accese rispetto all’ingrediente dichiarato.

Come si leggono in etichetta

Consumatrice che confronta le etichette di due prodotti alimentari

Nella lista degli ingredienti gli additivi devono essere indicati attraverso la loro funzione, seguita dal nome specifico o dal numero europeo. Possiamo quindi trovare formule come “colorante: curcumina” oppure “colorante: E100”. La lettera E indica che la sostanza è stata classificata secondo il sistema europeo, non che sia pericolosa.

I coloranti rientrano generalmente nella serie compresa tra E100 ed E199. Tra gli esempi più conosciuti ci sono la curcumina E100, la riboflavina E101, la cocciniglia E120, le clorofille E140, i caroteni E160a, la betanina E162 e gli antociani E163.

Gli ingredienti vengono riportati in ordine decrescente di quantità. I coloranti, utilizzati in dosi ridotte, compaiono quindi spesso verso la fine. La loro posizione non fornisce però una valutazione sulla pericolosità: serve soltanto a capire che sono presenti in quantità inferiori rispetto agli ingredienti elencati prima.

Meritano particolare attenzione sei sigle: E102, E104, E110, E122, E124 ed E129. Sui prodotti che le contengono deve comparire l’avvertenza secondo la quale il colorante può influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini. Non significa che queste sostanze siano vietate, ma la frase permette alle famiglie di compiere una scelta più prudente.

La sigla da sola non basta. Bisogna leggere anche le eventuali avvertenze, verificare la provenienza del prodotto e diffidare degli alimenti importati privi di etichetta in italiano o venduti online senza informazioni complete. Confrontare le confezioni aiuta a scegliere meglio e a non sprecare denaro in prodotti di qualità inferiore.

Quali sono i più sicuri

Coloranti di origine naturale da curcuma, barbabietola e vegetali

Non esiste una graduatoria assoluta, valida per ogni persona. In Europa tutti i coloranti autorizzati vengono considerati sicuri nelle condizioni d’uso stabilite. Per alcuni esiste una dose giornaliera ammissibile, mentre altri possono essere impiegati secondo il principio del quantum satis, cioè nella quantità minima necessaria a ottenere l’effetto desiderato.

Per adottare il criterio più prudente, la prima scelta resta un alimento senza coloranti. Se sono presenti, si possono preferire prodotti con pochi additivi e con pigmenti derivati da fonti alimentari conosciute. Tra quelli con una lunga storia d’uso ci sono la riboflavina E101, le clorofille E140 ed E141, i caroteni E160a, la betanina E162 e gli antociani E163. Anche la curcumina E100 e l’estratto di paprika E160c vengono utilizzati per ottenere tonalità gialle, arancioni e rosse.

La provenienza naturale non rappresenta comunque una garanzia totale. La cocciniglia o carminio E120, ricavata da un insetto, può causare reazioni allergiche in alcune persone predisposte. Per chi ha già manifestato sintomi, leggere la composizione è fondamentale, così come conoscere i principali allergeni alimentari e rivolgersi al medico in caso di dubbi.

Un consumatore non può stabilire la sicurezza attraverso il colore o distinguendo a vista una sostanza naturale da una sintetica. Gli elementi affidabili sono l’autorizzazione europea, la corretta etichettatura, il rispetto dei limiti e la tracciabilità del produttore.

Per i bambini, il criterio più semplice consiste nel limitare caramelle, bibite, glasse e snack dai colori molto intensi, specialmente quando riportano l’avvertenza relativa all’attività e all’attenzione. Non occorre trasformare ogni numero E in un nemico: serve piuttosto evitare un consumo frequente e sommato di numerosi prodotti colorati.

Quando sono vietati

Un colorante è vietato se non compare nella lista europea delle sostanze autorizzate. Può essere proibito anche soltanto in una determinata categoria di alimenti, oppure risultare irregolare quando supera il limite massimo consentito o non rispetta i requisiti di purezza.

Le autorizzazioni non sono definitive. L’Autorità europea per la sicurezza alimentare riesamina gli additivi alla luce dei nuovi dati e la Commissione può limitarne o revocarne l’uso. È accaduto con il biossido di titanio E171, utilizzato in passato per rendere più bianchi dolciumi, glasse e altri prodotti. Dopo la valutazione dell’EFSA sui possibili rischi genotossici, l’Unione europea lo ha eliminato dall’elenco dei coloranti alimentari autorizzati. La sua presenza tra gli ingredienti di un alimento oggi commercializzato regolarmente nell’Unione europea sarebbe quindi un segnale di irregolarità.

Alcuni coloranti industriali, come i Sudan utilizzati illegalmente per intensificare il rosso di spezie e salse, non dovrebbero comparire affatto negli alimenti. Il consumatore, però, non può individuarli a occhio né attraverso un’etichetta fraudolenta. La protezione passa dalla scelta di prodotti tracciabili, dalla provenienza certa e dal controllo dei richiami pubblicati dal Ministero della Salute.

Anche l’assenza di informazioni deve insospettire. Confezioni senza produttore, ingredienti illeggibili, etichette mancanti o traduzioni incomplete non consentono di verificare la conformità. In questi casi è meglio non acquistare il prodotto.

Per stare sicuri bisogna quindi distinguere tre situazioni: i coloranti autorizzati e usati correttamente, quelli ammessi ma accompagnati da specifiche avvertenze e le sostanze vietate o impiegate illegalmente. Leggere l’etichetta e variare l’alimentazione resta la difesa più concreta.

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