Il cloro non sbiadisce l’abbronzatura

Anzi: in piscina ci si abbronza più che a mare. Infatti l'acqua con il cloro amplifica fino al 30 per cento i raggi UV

Donna abbronzata in piscina durante una giornata estiva

Molti pensano che il cloro possa sbiadire l’abbronzatura: non è vero, e non agisce direttamente neanche sulla melanina. L’azione del cloro è equivalente, piuttosto, a quella di un leggero agente esfoliante: rimuove le cellule morte in superficie, ma potrebbe togliere una parte del colorito dorato soltanto se la pelle si impoverisce sul piano dell’idratazione.

Che fare dopo il bagno in piscina

Donna fa una doccia dopo il bagno in piscina

Per questo motivo, dopo il bagno in piscina è bene fare una doccia di acqua dolce per eliminare i residui di cloro, applicare una crema idratante, e bere molta acqua. Tutto questo basta e avanza per conservare l’abbronzatura. Piuttosto evitate detergenti troppo aggressivi e continuate a proteggervi dal sole.

In piscina ci si abbronza più che al mare

Ma anche in questo caso il cloro non c’entra molto. Il motivo principale è che l’acqua della piscina agisce come uno specchio e amplifica fino al 30 per cento i raggi UV. Inoltre in piscina spesso si resta a bordo vasca, sdraiati o seduti, con poche pause all’ombra; al mare invece ci si muove di più, si cammina, si cerca riparo o si passa tempo in acqua. Il mare rinfresca di più grazie al movimento dell’acqua e alla brezza; in piscina, soprattutto con aria ferma, si può rimanere sotto il sole più a lungo senza percepire il calore.

Quanto cloro serve in piscina

La quantità corretta di cloro in piscina dipende dal tipo di impianto e dalle norme locali, ma per una piscina privata normalmente si considera un valore di cloro libero intorno a:

  • 1–3 mg/L (ppm) → intervallo comunemente usato per piscine residenziali;
  • 1–1,5 mg/L circa → spesso sufficiente se l’acqua è ben filtrata e mantenuta;
  • fino a 2–3 mg/L → può essere necessario in condizioni di maggiore affluenza, caldo intenso o acqua più difficile da mantenere.

Per le piscine pubbliche, i limiti e i valori consigliati possono variare in base al Paese e alla normativa applicata; in genere il controllo è più rigoroso e comprende anche pH, disinfezione e qualità microbiologica.

Un errore comune è pensare che più cloro equivalga a una piscina più pulita. In realtà troppo cloro può invece causare secchezza della pelle, irritazione degli occhi e deterioramento di alcuni materiali, senza necessariamente migliorare la qualità dell’acqua.

Quando il cloro può essere dannoso

Persona in piscina con lieve fastidio agli occhi o alla pelle

Il cloro della piscina può diventare dannoso soprattutto quando la concentrazione è troppo alta, quando l’acqua non è bilanciata o quando si formano troppi sottoprodotti della disinfezione (come le clorammine).

Ecco le situazioni principali:

  • Cloro libero troppo elevato: può causare pelle secca, prurito, irritazione agli occhi, arrossamenti e peggioramento di dermatiti o sensibilità cutanee.
  • pH fuori equilibrio: se il pH è troppo basso (acido), il cloro può risultare più aggressivo per pelle, occhi e mucose; se è troppo alto, invece, il cloro funziona peggio e può richiedere dosi maggiori.
  • Presenza di molte clorammine: sono composti che si formano quando il cloro reagisce con sudore, urine, creme solari e materiale organico. Sono associate al classico forte “odore di cloro”, bruciore agli occhi e irritazione delle vie respiratorie.
  • Esposizione prolungata: fare molte ore in piscina ogni giorno, soprattutto in acqua molto clorata, può aumentare secchezza della pelle e irritazioni.
  • Piscine coperte poco ventilate: l’accumulo di vapori e clorammine nell’aria può dare più facilmente fastidio a occhi e vie respiratorie.

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