Cina, Così la tecnologia uccide gli ideogrammi | Non Sprecare
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Cina, Così la tecnologia uccide gli ideogrammi

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Su Pc e cellulari ci sono solo caratteri latini In molti non riconoscono la scrittura tradizionale Il governo corre ai ripari: concorsi pubblici di grafia e premi nelle scuole in tutto il paese Nei parchi sempre piu’ persone dipingono parole a terra: “Per non farle dimenticare” PECHINO. I cinesi stanno dimenticando come si scrivono i caratteri del mandarino. L87% della popolazione, secondo una ricerca, incontra ormai seri problemi a ricordare la forma degli ideogrammi. A spingere milioni di persone verso lanalfabetismo di ritorno sono i nuovi mezzi di comunicazione.

Computer, telefoni cellulari, smart-phone e apparecchi elettronici, che normalmente utilizzano i caratteri romani e suggeriscono termini in inglese, generano in Asia una nuova generazione di malati di disgrafia. Per la prima volta in Cina la gente e’ in grado di parlare la propria lingua, ma non di disegnare i tratti che compongono le sue parole. Il problema si sta diffondendo ad un ritmo cosi’ veloce che i linguisti, per definirlo, hanno coniato il termine tibiwangzi.

Significa prendere la penna, dimenticare il carattere e definisce un fenomeno senza precedenti. Viene sintetizzato con la parola neo-aglottismo e raggruppa le masse di individui che, in forma minore anche in Giappone e in Corea, sono in grado di scrivere una lingua che non conoscono, ma non la propria.
A minacciare il piu’ antico sistema di scrittura rimasto intatto, i cui primi pittogrammi sono stati rinvenuti su gusci di tartaruga di oltre tremila anni fa, e’ il declino inesorabile della calligrafia manuale. Il ministero dellistruzione cinese ha scoperto che il 72% degli studenti, abilissimi navigatori su Internet, lamenta un preoccupante calo di abilita’ nella scrittura. Milioni di ragazzi non superano i test di ammissione alluniversita’ perche’ non ricordano come si tracciano gli ideogrammi. Il 90% dei funzionari pubblici e dei manager privati, secondo un sondaggio del Quotidiano del Popolo, ammette di ricorrere alla penna solo per fare la propria firma. La dirompente incapacita’ di scrivere della popolazione sta allarmando il governo. Le autorita’ hanno lanciato corsi gratuiti di scrittura, a cui hanno gia’ aderito 32 milioni di persone. Concorsi pubblici di bella grafia mettono in palio viaggi allestero. La televisione di Stato trasmette lezioni di scrittura in diretta, con docenti che disegnano le parole piu’ richieste dal pubblico.
Gli studenti che scrivono in cinese a mano ottengono punteggi maggiori e la precedenza nei collegi. Nella cultura cinese la scrittura non serve solo a comunicare. Il mandarino e’ una forma darte, un esercizio spirituale che si ritiene connesso con la longevita’, la concentrazione e labilita’ nelle arti marziali. Gli ideogrammi non rappresentano lettere, ma concetti, e fondono lestetica della pittura con la grazia della musica. Lallarme di Pechino sullestinzione della grafia cinese non e’, per una volta, una forma di nostalgia nazionalista usata per consolidare la continuita’ del potere. Il governo teme che i cinesi dimentichino le forme che esprimono lanima del Paese e la cultura di ognuno, fino a smarrire il profilo della propria storica identita’.
Limpatto delle nuove tecnologie sulla calligrafia si sta in realta’ subendo in tutto il mondo. La cosiddetta esternalizzazione del cervello, che delega ai computer le funzioni-base fino ad oggi affidate alla memoria, sta producendo difficolta’ di scrittura manuale anche in Occidente. In Cina raggiunge pero’ il livello di una vera e propria crisi culturale perche’ dimenticare gli ideogrammi equivale a smarrire la piena possibilita’ di pensare.
Gia’ nel 1950 Mao Zedong, preso atto della diffusione della macchina da scrivere, aveva intuito il problema. Il partito comunista ha continuato a semplificare numero e caratteri del mandarino, fino a renderlo traducibile elettronicamente nellalfabeto latino. Linfanzia dei cinesi resta pero’ segnata dallapprendimento della lingua. Tra i cinque e in quindici anni i bambini trascorrono almeno cinque ore al giorno per memorizzare un minimo di tremila segni, indispensabili per comporre le parole piu’ usate. Leleganza della scrittura, spesso praticata con il pennello, continua a testimoniare la profondita’ culturale di una persona. Secondo uno studio dellAccademia delle scienze la spallata piu’ violenta contro il cinese, piu’ che dalla Rete, e’ stata inferta dal boom di cellulari ed sms. Frasi e termini vengono abbreviati, nascono parole nuove che fondono quelle antiche, e cio’ e’ piu’ semplice ricorrendo alle lettere del carattere romanico. Pechino ad esempio e’ ormai troncato in bei, inesprimibile con un pittogramma. Tecnologia e industria sembrano incapaci di rallentare laddio ad una calligrafia che richiede un esercizio quotidiano e milioni di cinesi confessano limbarazzo di non riuscire piu’ a scrivere nemmeno il proprio indirizzo di casa.
Nei parchi delle citta’ e nelle strade dei villaggi torna cosi’ di moda labitudine antica di dipingere parole per terra, inzuppando pennelli nellacqua. Un tempo lo si faceva per il gusto della bellezza, o per lemozione poetica di vedere una parola evaporare in pochi istanti. Oggi si rivela un servizio necessario. I pensionati, per qualche yuan, scrivono allistante i termini che la gente scopre di aver smarrito sulla via dellufficio, o mentre va a fare la spesa. Su asfalto e pietre della Cina malata di disgrafia capita di leggere shampoo, o banca, o addirittura zaijian, arrivederci.