Carburante dalla plastica - Non Sprecare
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Dalla plastica al carburante: un macchinario produce gasolio bruciando imballaggi (video)

Chrysalis: il bidone "bruciaplastica" per uso domestico che produce gasolio. Da un kg di imballaggi in plastica si ottengono 750 grammi di gasolio e 180 grammi di benzina. Con i suoi bassi costi è perfetto per trasformare i rifiuti in risorsa, anche per i paesi in via di sviluppo

400 anni è il tempo medio di smaltimento di una bottiglia nel mare. Moltiplichiamo questi anni per 15 milioni di tonnellate all’anno, la quantità annua di plastica che scarichiamo in mare, e avremo un tempo immenso, che permette alla plastica di poter arrivare ovunque. Non esiste un posto che sia incontaminato, la plastica è ormai onnipresente in tutti gli habitat marini del mondo, nessuno escluso. A farne le spese, soprattutto, isole incontaminate e remote come le Galapagos o le baie splendide e cristalline delle Hawaii.

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CARBURANTE DALLA PLASTICA

Da questa riflessione è partito l’attore e attivista Samuel Le Bihan mentre faceva surf nell’acqua del Mali, osservando il problema con i suoi occhi. Ha dunque iniziato a pensare a un progetto che permettesse di recuperare le microplastiche e la plastica dall’ambiente, nell’ottica di un aiuto concreto ai paesi in via di sviluppo, i primi a subire la sovrapproduzione globale di rifiuti, come fossero la pattumiera dell’Occidente.

Recuperare ciò che normalmente sarebbe considerato scarto rendendolo risorsa economica è l’arma in più per risarcire le terre martoriate dall’immondizia trasportata dal mare o spedita da organizzazioni che gestiscono i traffici illeciti delle cosiddette “ecoballe”: l’economia circolare permetterebbe a queste terre di trasformare i rifiuti in valore. Tornato in Francia Le Bihan ha contattato l’associazione Earthwake , già impegnata nella progettazione e nella costruzione di una macchina, ancora a livello di prototipo, in cui si inseriscono rifiuti in plastica trasformandoli in gasolio, “digerendo”la plastica per produrre carburante sintetico. Alcuni progetti su scala industriale di questo tipo sono già in azione, ma l’assoluta novità del prototipo di Earthwake è la dimensione domestica.

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PRODURRE CARBURANTE DALLA PLASTICA

Chrysalis, questo è il nome che LeBihan e il ricercatore Christofer Costes hanno dato al macchinario, è basato sulla pirolisi: prevede che la plastica venga ridotta in granuli e  immessa in un reattore, riscaldata a una temperatura di 450° determinandone la rottura dei legami molecolari;e quindi distillata.

Nonostante Chrysalis sia ancora un prototipo, ha un rendimento del 93%: per ogni chilo di plastica si ottengono 750 grammi di gasolio, 180 grammi di benzina e 80 grammi di gas.

Ahimé, non è un processo a somma zero dal punto di vista ecologico, in quanto lo scarto del processo consiste 14 grammi di carbone. Questo fa indubbiamente nascere qualche interrogativo legato al bilancio ecologico di tutto il processo, a cui i ricercatori sperano di dare una risposta al più presto.

 

CHRYSALIS EARTHWAKE

In effetti, Chrysalis potrebbe dare una risposta concreta alla vita quotidiana di milioni di africani e asiatici che si trovano sommersi dai rifiuti, poiché è di piccole dimensioni ed è una tecnologia poco costosa: un investimento di 50 mila euro sarebbe sufficiente per realizzare  un prototipo di dimensioni maggiori, capace di convertire fino a 50 kg di materiali in meno di un’ora e mezza.

La strada sembra essere quella giusta, e il ragionamento alla base, ciò trasformare l’immondizia in risorse, è lo stesso alla base di quello che stanno sviluppando a Trento, su scala industriale, stavolta. L’azienda Lifenergy Italia, specialista nel settore dell’economia circolare, sta lavorando attualmente a un progetto che mira a realizzare il primo impianto industriale che sia in grado di convertire la plastica usata per gli imballaggi in biocarburante.

Insomma, al problema della plastica sembra esserci una risposta ingegnosa, produttiva e costruttiva, che permetta di guardare al rifiuto non più come un’eccedenza soltanto da evitare e limitare ma anche come una vera e propria risorsa.

(Immagine in evidenza e video a corredo del testo tratto dalla pagina Facebook dell’Associazione Earthwake)

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