Valter aveva da poco compiuto 80 anni, quando è morto, assiderato e malato, dopo una vita trascorsa dormendo all’ingresso della stazione ferroviaria Garibaldi a Milano. Oggi porta il suo nome (Casa Valter) un progetto della Comunità di Sant’Egidio mirato a dare un’abitazione stabile alle persone anziane, sole, che vivono in strada. I primi a beneficiarne sono stati Vito e Luciano, che hanno avuto la loro abitazione, in via Pacini, nel quartiere Lambrate e hanno potuto finalmente lasciare i sacchi a pelo dove dormivano girando tra le varie stazioni milanesi. Condividono l’appartamento, in attesa che arrivi un terzo inquilino, con il quale andranno a condividere la loro esperienza.
Casa Valter rappresenta un modello di assistenza mirato, e molto diverso da qualsiasi dormitorio o residenza per anziani poveri. Il progetto della Comunità di Sant’Egidio si basa sull’idea di housing first dello psicologo americano Sam Tsemberis. In estrema sintesi: la casa viene prima di tutto il resto.Invece di chiedere alle persone di “dimostrare” di essere pronte ( smettere di bere, curarsi, trovare lavoro), si fa l’opposto: si offre un alloggio stabile, e non temporaneo, e attorno a questa soluzione si costruisce il necessario supporto.
Il modello di Tsemberis si basa su alcuni pilastri chiave: la casa è vista come uno dei fondamentali diritti umani, e per entrarvi, a chi ha sempre vissuto dormendo in strada, non viene chiesto, prima, di seguire una specifica terapia oppure di smettere con le dipendenza. Soltanto dopo che Vito e Luciano sono finalmente entrati in casa, hanno avuto la possibilità di scegliere un percorso di supporto psicologico e un aiuto per cercare un lavoro. Il modello housing first significa l’allestimento di spazi amichevoli nella città, come casa Valter, che costituiscano una rete di approdi accessibili, possibilmente connessi tra loro e con servizi sanitari e psicologici di base per i bisogni primari. In secondo luogo si prevede di affrontare le questioni che affliggono maggiormente le persone che vivono in strada, cioè l’alcolismo e le altre dipendenze, cercando di curarle insieme. Ma sempre dopo che hanno ricevuto un tetto sotto il quale condurre una vita normale.
Fonte immagine di copertina: Comunità di Sant’Egidio
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