Il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo

A parte gli anziani e le donne, il rischio è più alto per chi ha un reddito insufficiente e un basso livello di istruzione. Lo studio aggiornato e completo di Torino

Persona anziana cammina in città durante un’ondata di caldo estremo

Il caldo estremo, quello che più mette a rischio la nostra salute, non è uguale per tutti. Ci sono enormi differenze che riguardano innanzitutto età e sesso: colpisce in modo più pericoloso e diffuso le persone anziane e le donne. E ci sono innanzitutto le distanze sociali, che non riguardano soltanto il Nord e il Sud del mondo, ma esplodono in modo molto netto anche in paesi avanzati, come l’Italia.

In pratica, il Grande Caldo finisce per colpire in modo decisamente più marcato persone con livelli di reddito insufficienti, titoli di studio bassi, relazioni sociali diradate. E c’è un’enorme differenza tra le periferie urbane e i centri storici, sicuramente più attrezzati a resistere alle ondate di calore. La conclusione è che il caldo estremo riflette le diseguaglianze sociali e le amplifica, con nuovi fattori di discriminazione.

Ponte sul fiume Po a Torino durante una giornata estiva

La città italiana che presenta studi più completi e aggiornati su come il caldo estremo non colpisce tutti allo stesso modo è sicuramente Torino. Qui da anni vengono studiate con rigore scientifico tutte le relazioni tra il caldo estremo e le distanze sociali.

Nel 2025 è stato pubblicato su Epidemiologia & Prevenzione lo studio “Social vulnerability in climate change effect of a large city in Northern Italy: case study of Turin”, firmato anche da Marta Ellena, insieme a Giulia Melis, Nicolás Zengarini, Eduardo Di Gangi, Guglielmo Ricciardi e Giuseppe Costa. È uscito su Epidemiologia & Prevenzione.

Persone camminano lungo una strada assolata con nebulizzatori d’acqua

Le conclusioni più importanti sono queste:

  • Il rischio climatico è fortemente diseguale all’interno di Torino. Non basta quindi dire che “Torino è calda”: alcuni territori concentrano contemporaneamente maggiore esposizione al calore e maggiore vulnerabilità sociale.
  • Le zone periferiche e soprattutto quelle settentrionali risultano quelle a maggior rischio. Al contrario, le aree più verdi e meno densamente popolate tendono ad avere un rischio più basso.
  • Il caldo viene considerato un rischio sanitario composto, non semplicemente una questione meteorologica. Gli autori combinano tre dimensioni del framework IPCC: pericolosità (intensità dell’isola di calore), esposizione (in particolare presenza di popolazione anziana) e vulnerabilità (fattori socioeconomici, demografici, sanitari e ambientali).
  • La vulnerabilità sociale e quella ambientale tendono a sovrapporsi. Questo è forse il risultato più significativo: le persone che dispongono di meno risorse per proteggersi dal cambiamento climatico possono trovarsi proprio nelle aree urbane più sfavorevoli dal punto di vista termico.

Uno studio come quello di Torino andrebbe fatto ovunque, anche per mettere a fuoco gli interventi da prevedere. In termini di prevenzione, il messaggio dello studio è molto concreto. Non dice semplicemente “bisogna proteggersi dal caldo”, ma suggerisce di spostare la prevenzione da un modello uguale per tutti a uno mirato territorialmente e socialmente.

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