Bambini morti in mare - Non sprecare
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Migranti morti nel Mediterraneo, siamo a 2108 da gennaio. La strage non vi fa orrore?

Quasi tutti volevano venire in Italia, dalla Libia. E molti erano bambini. Possiamo avere idee diverse sull’immigrazione e sulle varie responsabilità, ma una cosa è certa: il massacro, l’Olocausto, del Mare Mortum deve finire.

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BAMBINI MORTI IN MARE

Datemi del buonista, ditemi che siete stufi di vedere immigrati in giro per la vostra città e il vostro quartiere, indignatevi di fronte alla catena degli sprechi e del malaffare nella zona grigia delle attività di salvataggio delle onlus, ma non riuscirete mai a schiodarmi da un punto: mi fa vergogna, prima che orrore, da uomo e da cittadino italiano, il fatto, il tragico fatto, che dal gennaio al giugno 2017  i morti nel Mediterraneo sono già 2.108, dei quali 2011 scomparsi lungo la rotta tra il Nord Africa (leggi Libia) e l’Italia. Questa orribile strage, fotografata dall’Oim (Organizzazione internazionale migranti), con sede a Ginevra, azzera qualsiasi discussione, qualsiasi anche minima incertezza, qualsiasi se e qualsiasi ma, su un altro punto: il dovere che abbiamo di salvare vite umane. Uomini, donne e bambini, come noi e come i nostri figli e nipoti; migranti e rifugiati che cercano semplicemente di vivere.

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MIGRANTI MORTI NEL MEDITERRANEO

Il Mare Mortum, ormai questo è diventato il Mediterraneo, è un cimitero che ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ha nuove tombe, mentre perfino gli sbarchi diminuiscono. Siamo a un migrante ogni 35 che non ce la fa. Possiamo dirci tutto e il contrario di tutto, su un tema biblico, come l’immigrazione, che ci accompagnerà per anni, lunghissimi anni. Per esempio: l’atteggiamento dell’Europa che ci lascia soli e finge di essere solidale con l’Italia è un misto di ipocrisia e di inutilità dell’Unione; la decisione dei francesi, sotto la presidenza di Sarkozy, spalleggiati dagli americani, sotto la presidenza di Obama, di fare fuori Gheddafi, tra l’altro in modo barbaro, è stata criminale; le mani della criminalità organizzata e del peggiore clientelismo politico, macchiate di corruzione e di sprechi, inquinano pezzi della generosa attività delle associazioni che lavorano per salvare vite umane. Possiamo aggiungere perfino che a nessuno piace avere gli immigrati che, senza il limite del rispetto della sicurezza, delle leggi e della cultura del nostro paese, rompono gli equilibri di una comunità già fragile per effetto della Grande Crisi ancora in atto. Possiamo parlarne con franchezza, ma prima di tutto, oggi e sempre, dobbiamo scolpire l’incipit dei nostri discorsi e il primo obiettivo di qualsiasi azione: il massacro del Mediterraneo, che sta assumendo le dimensioni di un Olocausto (e anche allora, quanta indifferenza, e quanti se e ma …), deve finire. O almeno noi italiani dobbiamo essere in prima fila per provarci fino in fondo, con tutte le forze.

LE IMMAGINI DEL SALVATAGGIO IN MARE DEI MIGRANTI:

(Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook dell’Organizzazione Internazionale Migranti)

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MIGRANTI MORTI IN MARE

Abbiamo molte carte da giocare, in quanto siamo un popolo con diversi difetti, ma anche tanti pregi. La microaccoglienza, gli immigrati e i rifugiati spalmati nei comuni e non rinchiusi come degli animali feroci nei grandi centri (dove covano imbrogli e terrorismo), la straordinaria energia del volontariato, l’integrazione nelle scuole come nelle fabbriche e nelle città: sono tutte cose, non secondarie, che  funzionano e fanno onore all’Italia e agli italiani. Ne parliamo poco, mentre siamo pronti a urlare al primo, magari piccolo caso di difficile integrazione.  Una cosa è certa, e l’ha detta un parroco che vorrei abbracciare qui, per la forza della sua sintesi: si chiama don Marco Gnavi, parroco a Trastevere, e ha parlato durante una messa celebrata «in memoria di quanti perdono la vita nei viaggi verso l’Europa». La frase è questa: «Non si può morire di speranza». Aggiungo: E non si può non sentirsi umiliati e feriti da una strage, da tante vite sprecate, dietro l’angolo della nostra vita quotidiana.

QUANDO L’INTEGRAZIONE CON I MIGRANTI FUNZIONA: