I trasporti pubblici in Austria sono gratis - Non sprecare
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Austria, i trasporti pubblici sono gratis. La scelta radicale per la sostenibilità

Abbonamenti annuali a una cifra simbolica di 3 euro su tutta la rete di autobus, metropolitana, tram e alcuni treni. Possiamo provarci anche in Italia?

Finora erano stati soltanto alcuni comuni, in particolare in Francia, Germania e nel Nord Europa, a fare una scelta così radicale: trasporti pubblici gratuiti. Per usare meno l’auto, e in generale il mezzo privato, per ridurre l’inquinamento e le emissioni, per contrastare il surriscaldamento con una politica mirata agli obiettivi di una mobilità sostenibile. Una rivoluzione. Però locale e circostanziata. 

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Adesso è un intero paese, l’Austria, che sceglie questa strada con una determinazione davvero impressionante e con la capacità di creare un precedente molto interessante in tutta Europa. Il governo di Vienna, guidato dal conservatore Sebastian Kurz, con la partecipazione determinante del partito dei Verdi, ha deciso che in tutto il territorio nazionale sarà possibile sottoscrivere un abbonamento annuale da 3 euro, poco più che una cifra simbolica, per circolare liberamente 24 ore su 24 sull’intera rete del trasporto pubblico metropolitano. Autobus, tram, metropolitane, alcuni treni. 

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A questo punto siamo ben oltre l’incentivo per l’auto pulita, la dissuasione mirata all’automobile, e il cittadino viene messo di fronte a una possibilità che davvero si fa fatica a scartare. Nel bilancio familiare, infatti, il costo dei trasporti, pubblici e innanzitutto privati (pensate solo all’auto: acquisto, assicurazione, carburante, parcheggio, etc..) rappresenta una delle voci più impegnative e più difficili da tagliare. 

Come farà il governo austriaco a finanziare una scelta così radicale in termini di sostenibilità? Il ministro Leonere Gewessler, al quale fanno capo le competenze di Clima, Energia e Trasporti, ha presentato all’opinione pubblica il suo budget per il piano “trasporti pubblici gratis” e ha segnato anche le future tappe in termini di entrate fiscali legate all’ambiente e di obiettivi energetici. 

La gratuità dei trasporti è finanziata attraverso una quota dei 50 miliardi di euro stanziati in Austria per il rilancio dell’economia dopo la pandemia, ed è parte integrante del piano finanziario del governo per il post Covid-19. Già dal prossimo anno aumenterà in maniera significativa la tassa green su tutte le produzioni inquinanti. 

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Quanto alla tabella di marcia sulla politica energetica, le scadenze più importanti sono queste: entro il 2030, il 100 per 100 dell’energia in Austria sarà prodotta da fonti rinnovabili (già adesso siamo all’80 per cento), entro il 2035 sarà vietato l’uso del gasolio per il riscaldamento negli edifici pubblici e nelle case private, entro il 2040, con dieci anni di anticipo rispetto al target fissato dall’Unione europea, l’Austria avrà raggiunto la sua neutralità rispetto al carbone.

Possiamo pensare a qualcosa del genere anche in Italia? Sicuramente. Le risorse ci sarebbero e una politica ispirata a “trasporti pubblici gratis” andrebbe incontro a molti bisogni, anche economici non solo ambientali, dei ceti più deboli. Magari si può pensare a una progressione delle tariffe del trasporto pubblico, alzando quelle dei turisti e delle persone con redditi più alti. 

Ma per arrivare a qualcosa del genere servono alcune premesse. La prima: una rete del trasporto pubblico davvero efficace ed efficiente, in grado cioè di coprire il boom della domanda legato all’azzeramento dei costi. Qualcosa che in Austria esiste ovunque, e in Italia si vede a macchia di leopardo, per esempio, in una metropoli come Milano. Seconda premessa: il governo deve fare una scelta forte, senza provare sempre ad accontentare tutti distribuendo sussidi, ma concentrando le risorse su obiettivi precisi. Terzo: notate il particolare del ministero dell’Ambiente austriaco dove, per scelta politica, sono concentrate le politiche ambientali, sul clima, sull’energia e sui trasporti. Non è solo una questione di distribuzione del potere dei dicasteri: è una scelta politica. Decisiva. In Italia c’è qualcuno che ha voglia di proporla e magari di provare a realizzarla? 

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