Questo sito contribuisce all'audience di

Arrivano i soldi, 600 milioni di euro, per piccoli impianti di energia pulita. Non sprechiamoli, non speculiamo e favoriamo nuova crescita

di Posted on
Condivisioni

Sul tavolo ci sono 600 milioni di euro, tutti e subito, e considerando l’effetto moltiplicatore si possono immaginare investimenti per circa 1 miliardo e 200 milioni. Una montagna di soldi, sotto il titolo Fondo di Kyoto, a disposizione non soltanto di imprese e di amministrazioni pubbliche ma innanzitutto di cittadini e di singoli condomini per realizzare interventi nel campo del risparmio energetico e delle rinnovabili. E’ facile immaginare che dal prossimo 16  marzo, quando scatterà il click day per accedere al “prestito di scopo”(al tasso agevolato dello 0,5 per cento per una durata di sei anni), al 14 luglio, il termine ultimo per la presentazione delle domande, si scatenerà la corsa all’energia pulita. Un film che abbiamo già visto con gli incentivi per il fotovoltaico che hanno consentito all’Italia di conquistare un singolare primato: siamo stati, nel 2011, il primo paese al mondo per impianti di energia solare installati con 9 gigawatt, rispetto ai 7,5 della Germania e agli appena 1,5 della Francia. Numeri che fanno riflettere, perché comprendono anche una quota di speculazioni, spesso di natura finanziaria più che industriale, alimentate da un uso troppo generoso e disinvolto degli incentivi.

Ma la novità del Fondo di Kyoto, la cui regia è stata affidata alla Cassa depositi e prestiti, è che questa volta si punta decisamente  su piccoli impianti per la produzione di elettricità, calore e freddo, e su impianti da fonti rinnovabili di piccola taglia. Il cambio di paradigma è importante, e può aprire le porte a una nuova stagione degli investimenti orientati al risparmio energetico e alla riduzione degli sprechi in un settore vitale dell’economia e della vita domestica. Provate a immaginare: se i soldi del Fondo di Kyoto saranno spesi bene, e con trasparenza, allora possiamo pensare che tante famiglie italiane, tanti condomini, tanti piccoli agricoltori, decideranno di imboccare la strada dell’energia pulita e autosufficiente. Con tre vantaggi sul sistema Paese: un taglio agli sprechi e alle bollette, una riduzione dell’inquinamento ambientale, e una spinta vitale alla crescita economica, quella sana e non quella compulsiva e sprecona. Aggiungete, infine, che il costo dei pannelli solari continua a diminuire su tutti i mercati, mentre la tecnologia fa passi da gigante nella direzione di una minore spesa per la produzione e di una maggiore efficienza. E anche questa è un’opportunità di crescita economica: perché finora, proprio con il boom del fotovoltaico di grandi dimensioni, gli incentivi hanno favorito prevalentemente produzioni di pannelli straniere, in primis quelle dell’agguerrita concorrenza cinese. Adesso possiamo pensare di svoltare, costruendo anche grazie all’effetto volano del Fondo di Kyoto, quella filiera made in Italy dell’energia pulita. E a quel punto i primati dell’Italia nelle rinnovabili non sarebbero più oscurati dai dubbi delle speculazioni, ma netti e chiari, proprio come la luce del sole.