Ann-Sofie Hermansson: da sindaco di Göteborg a semplice spazzina

Una storia autentica di una donna capace di interpretare la politica davvero come servizio per la comunità. E non solo come una lotta per conquistare potere e soldi

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Tutti quelli che fanno politica dovrebbero leggere e studiare la storia di Ann-Sofie Hermansson, 62 anni (è nata nel 1964), che ha percorso tutti i gradini di una brillante carriera politica, da consigliere comunale a dirigente di partito fino al posto di sindaco di Göteborg, per poi, una volta sconfitta, tornare a una seconda vita, con un semplice lavoro di spazzina che abbina alle sue collaborazioni giornalistiche per esercitare ancora la sua passione politica.

Da giovane Ann-Sofie non apparteneva all’élite politica. Figlia di un conducente di camion, a 19 anni iniziò a lavorare alla Volvo Cars, nello stabilimento di Torslanda, occupandosi di trasporto dei componenti. Lì entrò nel sindacato dei metalmeccanici e nella giovanile dei socialdemocratici svedesi.

Dopo circa sette anni in Volvo decise di studiare, e conseguì una laurea in sociologia all’Università di Göteborg. Da quel momento la sua carriera si spostò progressivamente verso il sindacato e la politica: lavorò nella LO, la grande confederazione sindacale svedese, al governo e poi per il gruppo socialdemocratico al Parlamento europeo. Fu inoltre per diversi anni una stretta collaboratrice di Göran Johansson, uno dei politici socialdemocratici più potenti della storia recente di Göteborg.

Nel gennaio 2016 i socialdemocratici di Göteborg la scelsero come nuova capogruppo. Questo incarico la portò alla presidenza della kommunstyrelsen, il consiglio esecutivo comunale: in pratica la Hermansson arrivò quindi al vertice di una delle maggiori città svedesi, come sindaco, partendo da un profilo decisamente operaio.

Una delle sue priorità fu la lotta alle disuguaglianze sociali. Durante il suo mandato sostenne il progetto Jämlikt Göteborg (“Göteborg più eguale”), con l’idea di non limitarsi a finanziare piccoli progetti temporanei nei quartieri più poveri, ma di incorporare l’obiettivo dell’uguaglianza nelle normali politiche della città.

Una posizione netta e chiara, ma molto scomoda anche all’interno del suo partito, per la quale Ann-Sofie pagò un prezzo altissimo. Hermansson entrò in conflitto con una parte del suo stesso partito, anche sul modo di affrontare integrazione, estremismo e libertà di espressione. Nel 2018 Göteborg cancellò la proiezione del film Burka Songs 2.0 e un successivo dibattito. Hermansson criticò pubblicamente alcune delle persone che avrebbero dovuto partecipare al panel, accusandole di posizioni antidemocratiche e di difendere il terrorismo.

Ann-Sofie Hermansson, ex sindaco di Göteborg

Le persone chiamate in causa la denunciarono per diffamazione. Il procedimento si concluse nel 2020 con la sua assoluzione: il tribunale ritenne che le sue affermazioni rientrassero nella libertà di espressione.

Ma politicamente il danno era già fatto.

Nel marzo 2019 un congresso straordinario dei Socialdemocratici di Göteborg votò 197 a 49 per rimuoverla dai suoi incarichi. Hermansson perse quindi il sostegno del suo stesso partito e lasciò la politica cittadina. A quel punto non iniziò un’ennesima rincorsa al potere, per avere una rivincita, ma con una scelta molto sobria, dimostrando che la politica è innanzitutto un servizio alla comunità (che comunque non può durare tutta la vita), accettò l’incarico di renhållningsarbetare, in pratica spazzina, presso Renova, la società che si occupa della gestione e dello smaltimento dei rifiuti in questo territorio della Svezia. Nella sua nuova vita professionale alla Renova Ann-Sofie è molto disciplinata: sempre puntualissima, a inizio turno indossa la tuta arancione, prende le chiavi del camion e raccoglie soprattutto i rifiuti organici. Gli abitanti di Göteborg la riconoscono e, durante i giri, spesso le parlano ancora di politica.

Allo stesso tempo, per esercitare la sua passione civile, Ann-Sofie si è inventata un secondo mestiere di opinionista del giornale Göteborgs-Posten.

Tra i suoi articoli ne segnaliamo uno del febbraio 2026 intitolato Vi skulle behöva en politisk fasta (“Avremmo bisogno di un digiuno politico”), nel quale riflette sull’umiltà, sul coraggio civile e sul modo in cui oggi si fa politica. Un modo molto diverso da quello di Ann-Sofie che comunque ha dimostrato con la sua storia che un’altra politica è sempre possibile.

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