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No alle corride: la svolta animalista della Spagna. Sospesi tutti i finanziamenti

Una svolta significativa che attualmente ha innescato un dibattito anche al di fuori della Spagna, in Messico e Colombia, in cui le corride hanno una lunga storia e in cui presto si discuterà, anche attraverso un referendum, sulla loro abolizione.

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ABOLIZIONE CORRIDA IN SPAGNA –

“Non un solo euro di soldi pubblici sarà speso nelle arene”, così il sindaco di Madrid, Manuela Carmena, ha annunciato la sua intenzione di convertire la Capitale in una “città amante degli animali”. Stessa cosa a Valencia dove il nuovo sindaco Joan Ribó ha bloccato i finanziamenti per le corride che ogni anno si svolgono nell’ambito della “Feria de Julio” e non esclude che in un futuro non molto lontano si arriverà a proibirle.

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LA MAPPA DEI COMUNI CHE HANNO DETTO NO ALLE CORRIDE –

Ad Alicante la corsa dei tori estiva è stata sostituita da una corsa in bici e il Comune ha dichiarato che presto si terrà un referendum per abolire definitivamente le corride. E un altro referendum si svolgerà a Huesca. Anche a Xàtiva, Sueca, Aldaia, Simat de Valldigna e Benifaió verranno indette delle consultazioni popolari sul destino delle corride. Intanto, rimanendo all’interno della Comunità Valenciana, Gandia ha bloccato le corride bollandole come “maltrattamento animale” e Denia ha sospeso la festa del “bous a la mar” nel corso della quale un toro viene costretto dalla folla ad entrare in mare. Llíria ha ridotto i giorni delle corride da 10 a 4 e a Paiporta ha deciso di destinare i soldi previsti per le corride all’acquisto di libri scolastici.

E ancora: Saragozza ha vietato la festa in cui si legano i fuochi d’artificio alle corna dei tori, il sindaco de A Coruña, Xulio Ferreiro, ha sospeso il contratto con l’azienda che gestiva le corride con un risparmio di circa 50mila euro che verranno destinati ad altre attività e il comune di Palma de Mallorca chiederà al Parlamento delle isole Baleari di proibire definitivamente le corride. Intanto sono già state raccolte circa 130mila firme per chiedere la proibizione delle manifestazioni con i tori in tutte le isole.

NO ALLE CORRIDE IN SPAGNA –

Un passo in avanti molto importante quello della Spagna, per porre un freno e una fine a una controversa tradizione che, ogni anno, vede la morte di oltre 10mila tori. Ogni corrida dura in genere due ore nel corso delle quali si alternano 3 toreri e si finisce per uccidere 6 tori. Una svolta animalista portata avanti dai nuovi sindaci di sinistra legati al movimento di Pablo Iglesias, Podemos, che hanno deciso di archiviare definitivamente una pratica considerata ormai come un retaggio del passato, decidendo di utilizzare per fini migliori le risorse statali, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale.

ABOLIZIONE CORRIDA IN CATALOGNA –

Una svolta intrapresa nel 2011 dalla Catalogna che, dopo 600 anni, ha definitivamente abolito le corride dicendo no a banderillas e matadores in nome del rispetto verso gli animali.

ABOLIZIONE CORRIDE IN MESSICO E COLOMBIA –

Ovviamente sono ancora tantissimi i sostenitori delle corride e coloro che intendono opporsi all’approvazione di qualsiasi legge che ne vieti lo svolgimento. Nel frattempo però il dibattito si è aperto anche fuori dai confini spagnoli, in quei paesi in cui le corride sono una tradizione storica come il Messico e la Colombia. In particolare, a Bogotà, la capitale della Colombia, si svolgerà presto un referendum in cui si chiederà ai cittadini se sono favorevoli o contrari alle corride. Ancora non si sa con certezza se l’iniziativa sarà vincolante o meno, si tratta comunque di un segnale importante sulla strada del rispetto verso gli animali.

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