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Verso uno standard internazionale dei fornitori

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Sul controllo di fornitori e

sub-fornitori si gioca

un’altra partita determinante

della sostenibilità. Casi

celebri come quello di Nike negli

anni ’90, boicottata per l’utilizzo di lavoro

minorile nelle fabbriche asiatiche di calzature

che la rifornivano, o più recentemente di

Apple, accusata di non effettuare adeguati

controlli sulle condizioni di lavoro presso il

suo fornitore cinese Foxconn, azienda in cui

si sono verificati numerosi suicidi fra i dipendenti,

hanno fatto comprendere alle imprese

l’urgenza di un monitoraggio più stretto,

costante ed efficace sulle catene di fornitura.

Dove non di rado non vengono rispettati

adeguati standard ambientali e di lavoro.

Il gigante tedesco dell’abbigliamento sportivo

Puma dal 2006 ha lanciato un vasto programma

che ha coinvolto tutti i suoi fornitori,

sui quali diverse organizzazione non governative

avevano sollevato critiche legate al

mancato rispetto di standard lavorativi dignitosi:

Puma ha chiesto loro di iniziare a pubblicare

un bilancio di sostenibilità, ritenendolo

lo strumento più efficace per stimolarli

ad adottare comportamenti più sostenibili.

E nel maggio scorso ha raggiunto un accordo

con venti fornitori in Cina, Vietnam e Cambogia

per progetti di formazione legati alla

misurazione e rendicontazione delle performance

di sostenibilità.

Il colosso britannico della grande distribuzione

Marks & Spencer, invece, si è posto l’obiettivo

di rendere sostenibile tutta la sua catena

di fornitura entro il 2015.

Sul tema del rispetto di requisiti di sostenibilità

sociale e ambientale lungo le catene di

fornitura, indicato anche col termine sustainable

procurement (acquisti sostenibili), lo

scorso anno è stato elaborato da parte del Bsi

(British standard institution) il primo standard

internazionalmente riconosciuto,

Bs8903. Si prevede che le prossime Olimpiadi

di Londra 2012, i cui organizzatori stanno

lavorando da tempo sulle procedure di acquisto

sostenibili, potrebbero essere un punto

di svolta per attirare ancor più l’attenzione

della comunità internazionale su questi temi.