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Università in tempo di crisi il talento conta di più

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SIAMO nel pieno di una fase di grave recessione. Nessuno l’ aveva preannunciata e ora le previsioni degli esperti su quanto sia destinata a durare sono contraddittorie. C’ e’ chi indica qualche segnale positivo che lascerebbe intravedere una fine del tunnel e chi si dice convinto che il peggio debba arrivare. Chi esce in questo momento dall’ universita’, o si sta laureando, e’ legittimamente preoccupato, ma forse ancor piu’ disorientato. L’ impressione e’ di trovarsi a lottare contro un nemico invisibile, che pero’ si puo’ vincere solo recuperando il senso della concretezzae ritrovando fiducia nelle proprie potenzialita’. Questo vale sia per le aziende che per chi cerca il primo impiego. I career day diventano quindi uno strumento ancor piu’ importante per far entrare in contatto diretto e informale, all’ interno delle stesse universita’, chi vuole entrare nel mercato del lavoro e chi puo’ offrire lavoro. Certo, in fase di recessione, nell’ incontro tra domanda e offerta, prevale decisamente l’ offerta. Ma questo non e’ solo un periodo di tagli: le aziende piu’ dinamiche hanno bisogno di rafforzare competitivita’ ed efficienza puntando sulla qualita’. Sono meno sensibili alle raccomandazioni, meno propense a imbarcare zavorra e molto piu’ incentivate a cercare veri talenti. IL “tre piu’ due” e’ invece una tappa quasi obbligata per i bocconiani, che soltanto nel 26,9 per cento dei casi lavorano dopo la triennale, mentre praticamente tutti (96,4) lavorano dopo la laurea magistrale. Numeri simili riguardano anche Bicocca, Statale e Cattolica. ancora presto per dire se la curva sia in calo o meno, anche perche’ dati ufficiali ancora non ce ne sono – spiega il professor Nello Scarabottolo, docente alla Statale e presidente di Cilea – Il rapporto tra laureati con il nuovo ordinamento e assunzioni si sta assestando in questi anni, essendo attiva la riforma dal 2001.

Sarebbe poi necessario vedere ogni singolo settore: i sanitari ad esempio difficilmente andranno crisi, il loro tasso di assorbimento e’ altissimo e tutti gli studenti dopo i tre anni trovano subito occupazione. Infine i percorsi post laurea. Sebbene i laureati in triennale siano una risorsa per le aziende, tuttavia i percorsi di specializzazione fino a qualche tempo fa erano una carta molto importante da giocarsi sul mercato del lavoro. In tempi di crisi, e’ ancora cosi’? I master sono anticiclici – continua Corbetta -, quando qualcuno viene licenziato o ha un blocco di carriera, la prima cosa che fa e’ migliorare la propria formazione. E i master servono a proprio a questo. PER le aziende saranno proprio i giovani di talento portati a lavorare al loro interno il valore aggiunto per ripartire con la marcia giusta dopo la crisi. Dal lato dei laureati di nuova generazione c’ e’, d’ altro canto, una maggiore determinazione rispetto al passato nel mettere in campo le proprie reali capacita’, piu’ voglia e coraggio di essere messi alla prova e giudicati per quello che davvero valgono e sanno fare. Si sono iscritti all’ universita’ ben consapevoli che il mercato del lavoro era cambiato e richiedeva sempre piu’ flessibilita’ e intraprendenza. Ora, alla fine del ciclo degli studi, si trovano a fare i conti con un’ economia in recessione. Sanno quindi che nessuno gli fara’ sconti e potra’ dargli di piu’ di quanto sapranno davvero meritarsi. Ma proprio per questo sono anche piu’ decisi nel trovare i canali giusti che consentano di valorizzare al meglio il loro percorso professionale. Le ricerche piu’ recenti li indicano, poi, come particolarmente orientati al rischio, alla responsabilita’, al fare gioco di squadra. Doti, queste, molto ricercate dai manager delle risorse umane. Ci sono quindi le condizioni, lo spirito giusto, per un confronto “franco e costruttivo” che consenta alle aziende migliori e agli studenti piu’ promettenti di trovare cio’ che cercano. I career day possono, in questo senso, funzionare davvero come un buon antidoto contro i rischi regressivi e depressivi della crisi in corso.