Non sprecare il talento: la lezione di Claudio Abbado | Non Sprecare
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Non sprecare il talento: la lezione di Claudio Abbado

Claudio Abbado è stato un grande testimonial della filosofia del Non sprecare. E lo ha fatto con il suo stile di artista geniale e di uomo generoso

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Claudio Abbado è stato un grande testimonial della filosofia del Non sprecare. E lo ha fatto con il suo stile di artista geniale, fornito di metodo e passione, e di uomo generoso, avvolto nel soffio di una leggerezza mozartiana pari alla sua creatività.

Rimasi quasi stupito quando accettò la mia richiesta, che arrivò tramite la comune amica bolognese, Marina Forni (grazie ancora, Marina), di spiegare in un mio libro, intitolato appunto Non sprecare, come si riconosce, si coltiva e innanzitutto non si spreca il talento. Passammo così un’intera giornata insieme, in Sardegna, dove il Maestro si rifugiava in compagnia di familiari e amici intimi (Abbado considerava inviolabile la sua privacy e la sua riservatezza), in quella casa sul mare e in quella vegetazione mediterranea che Abbado curava, sempre con estrema meticolosità, direttamente con le sue mani di “giardiniere”.

Il tempo volò. Dovevo fermarmi un paio d’ore e riprendere l’aereo per Roma, e invece lui volle continuare a conversare fino al tramonto. Sorridendo, scherzando, mangiando qualcosa tutti insieme in una tavolata vulcanica per gli argomenti e per le battute a raffica. Ci fermammo solo per una pennichella, e appena svegli, ma io non chiusi occhio dalle curiosità che intanto cercavo di immagazzinare nella testa e nel block notes, mi chiese: «Perché non hai portato il costume? Potevi fare un bagno a mare meraviglioso…».

CLAUDIO ABBADO: COME NON SPRECARE TALENTO. Tra un racconto della sua vita e l’altro, tutto poi scritto nel libro, Abbado si concentrò con la sua sintesi folgorante sul tema per il quale ero andato a trovarlo: Come non sprecare il talento. E diede risposte forti, asciutte, densissime. Spiegò come il talento è “un’avventura mistica”, che richiede metodo e disciplina oltre che passione per quello che fai. Stiamo parlando, sono parole di Abbado, di “una straordinaria fortuna che, una volta riconosciuta, hai il dovere di amare e non sprecare”. E aggiunse, senza mai salire sul podio, neanche per un attimo, eppure se lo poteva ben permettere: «Il talento non è il traguardo di una carriera, che devi riuscire a vivere con semplicità e ironia, senza mai sentirti prigioniero delle sue seduzioni. Ecco perché non amo i confini, i limiti e le barriere. Il talento, se coltivato, ti spinge con una forza misteriosa a una continua ricerca, a nuovi sforzi…».

Abbado rispondeva alle mie domande, e intanto mi interrogava. Voleva anche lui sapere tutto della mia famiglia, del mio lavoro, della mia storia. E di come avevo pensato di scrivere il libro Non sprecare. Dissi: «Dopo il libro nascerà il sito….». Così spiegai al Maestro alcuni aspetti di Internet e dell’evoluzione del web: un mondo per lui quasi sconosciuto, ma che lo affascinava, con tanti interrogativi, per la carica di novità e di cambiamento. Di futuro, una parola che per Abbado era davvero pane quotidiano.

Fu una fatica andarmene, confesso. Ma non potevo accettare l’invito a restare anche la sera e ripartire l’indomani: mi sembrava di abusare della sua ospitalità e della naturale gentilezza. Prima di salutarci ci scambiammo le dediche: io gli consegnai un mio libro precedente a Non sprecare, che a lui era piaciuto molto, con due righe a ricordo di quella giornata trascorsa insieme, e lui mi passò una sua breve, ma rigorosa biografia, scritta da un autore che lo ammirava e lo conosceva bene, specie dal punto di vista artistico. Al momento di consegnarmela, prese la penna e sorrise: «Il problema è che io non so scrivere dediche, ho paura di essere retorico….». «Puoi cavartela con una parola secca…» replicai. E lui, pensando alle mie radici napoletane, firmò così: A Totò.

Volle accompagnarmi fino al cancello della sua casa, era ormai pomeriggio inoltrato, e al momento di salutarci, iniziai secondo il rito del galateo: «Maestro, non so come ringraziarti….». Fu un attimo, mi abbracciò e sussurrò: «Torna presto, ma per favore non chiamarmi maestro…. Io sono Claudio». Claudio Abbado, un genio come ne nascono pochi ogni secolo, un personaggio di un’umanità rara, al quale adesso che devo salutarlo davvero, posso dire solo «Grazie, Maestro».

SITO dei fans di Claudio Abbado: gli Abbadiani itineranti

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